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25.01.2021 - 11:370

Libero scambio con l'Indonesia: «Vantaggioso per tutti»

La presa di posizione del Comitato interpartitico a favore dell'oggetto in votazione il prossimo 7 marzo

BERNA - L'accordo di libero scambio tra i paesi dell'Aels, tra cui la Svizzera, e l'Indonesia tiene conto di alti standard ambientali e sociali, soprattutto circa l'olio di palma, e rappresenta nel contempo una speranza in più per l'economia elvetica, messa a dura prova dalla pandemia.

Ne è convinto il Comitato interpartitico composto di esponenti di UDC, PLR, Verdi liberali (PVL), PS e Centro (PPD, PBD ed Evangelici) che oggi davanti ai media ha esortato il popolo ad accettare questa intesa il prossimo 7 marzo, contro la quale è stato lanciato il referendum da un'ampia coalizione di organizzazioni ambientaliste e umanitarie.

Per il comitato referendario "Stop olio di palma", l'accordo di libero scambio tra la Svizzera e l'Indonesia è invece dannoso per l'ambiente e per l'economia locale sia in Svizzera che nel paese asiatico.

Per il comitato referendario, capace di raccogliere poco più di 61'000 firme valide grazie all'impegno del sindacato agricolo Uniterre assieme ad associazioni in favore del clima e dei diritti umani nonché al viticoltore indipendente Willy Cretegny, l'intesa tra Berna e Giacarta mette in pericolo la biodiversità, il clima, le popolazioni indigene e i piccoli attori economici di entrambi i paesi.

L'Indonesia, un paese di 265 milioni di abitanti, è diventato negli ultimi anni il più grande produttore mondiale di olio di palma. Uno studio del WWF mostra che le importazioni svizzere di olio di palma contribuiscono alla deforestazione di vaste aree di territorio.

Un accordo bilanciato - Ma per i maggiori partiti che sostengono invece l'accordo, quest'ultimo - frutto di negoziati durati otto anni - tiene conto anche degli aspetti evocati dagli scettici in materia di sviluppo sostenibile e rispetto dei diritti umani, suggellati da accordi internazionali in materia.

Nel suo intervento, il consigliere agli Stati ticinese Marco Chiesa, presidente dell'UDC, ha dichiarato che l'accordo concluso dopo lunghe trattative è convincente perché nell'interesse di entrambe i firmatari: rafforza l'economia elvetica, che ha bisogno di nuovi sbocchi specie in una regione che registra forti tassi di crescita, ma rappresenta un'opportunità anche per l'economia dell'Indonesia.

Secondo Chiesa, inoltre, economicamente la Svizzera non deve solo concentrarsi sull'Europa: già oggi il 50% di tutto l'export elvetico prende la via extraeuropea. Per le 100'000 imprese elvetiche che esportano, l'Indonesia è uno sbocco interessante supplementare che tiene conto anche della forza d'attrazione sempre maggiore dell'Asia dal punto di vista economico, un'opportunità che la Svizzera non deve lasciarsi sfuggire e che darà un vantaggio alle imprese del nostro Paese rispetto a quelle europee.

A parere del presidente dell'UDC, le concessioni accordate all'Indonesia nel settore agricolo non metteranno in pericolo la produzione locale, specie di olio di girasole e di colza.

Un passo avanti - Per il consigliere nazionale Fabian Molina (PS/ZH), l'accordo con Giacarta favorisce il rispetto dei diritti umani sul terreno, frena la distruzione della foresta tropicale e sostiene lo sviluppo economico sostenibile del Paese.

In passato, ha sottolineato Molina, il partito socialista ha contestato a ragione numerosi accordi di libero scambio: troppo spesso infatti sono stati utilizzati per indebolire le regole dell'Organizzazione mondiale del commercio, già di per sé ingiuste per i paesi in via di sviluppo, con l'effetto di accrescere le disparità tra il nord e il sud del mondo.

Ma nel caso concreto la situazione è diversa, ha sottolineato il deputato socialista. Grazie alla maggiore sensibilità nella popolazione per un commercio solidale, come dimostrato dal risultato della votazione popolare sulle imprese responsabili, per la prima volta la riduzione delle tariffe doganali non sarà generalizzata, ma condizionata da criteri di sostenibilità.

Concretamente, l'approccio "PPM" (process and production method) favorirà la produzione di un olio di palma certificato, quindi più sostenibile, rispetto al prodotto convenzionale. La Svizzera s'impegna inoltre affinché l'Indonesia possa ottemperare alle norme internazionali mediante il proprio aiuto allo sviluppo. Per Molina, il rispetto di determinati standard internazionali in fatto di produzione e commercio rappresenta una novità nella politica commerciale della Svizzera che andrà coltivata ed estesa ulteriormente.

Per il PS, le regole commerciali incluse nell'accordo sull'Indonesia dovranno servire in futuro quale punto di riferimento per altre intese del genere. È vero, ha aggiunto, che l'accordo con l'Indonesia non è perfetto, ma è quello più progressista che la Svizzera abbia mai concluso finora.

Senza questo accordo, l'Indonesia continuerà a produrre olio di palma «sporco e a tagliare la foresta tropicale». La Svizzera, grazie a questa intesa e nel limite delle sue possibilità, contribuisce a invertire questa tendenza.

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