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Christoph Brutschin, presidente della CDEP.
SVIZZERA
07.11.2020 - 13:350
Aggiornamento : 14:18

Casi di rigore: «Serve almeno un miliardo»

È il parere del presidente della CDEP, Christoph Brutschin. Da Berna pronti a mettere sul tavolo 200 milioni

BERNA - Il presidente della Conferenza dei direttori cantonali dell'economia pubblica (CDEP), Christoph Brutschin, considera che i fondi per sostenere le imprese in gravi difficoltà, i cosiddetti casi di rigore, debbano essere aumentati a un miliardo di franchi o anche di più.

In un'ordinanza posta in consultazione mercoledì, il Consiglio federale propone di mettere sul tavolo 200 milioni di franchi al massimo. La Confederazione contribuirebbe così nella misura del 50% alle misure adottate autonomamente dai singoli Cantoni dall'entrata in vigore della Legge COVID-19 a fine settembre: il totale degli aiuti raggiungerebbe dunque al massimo 400 milioni di franchi.

La CDEP ha partecipato alla fissazione della somma, ma lo ha fatto prima della seconda ondata di contagi da coronavirus, ha spiegato Brutschin (PS), responsabile del Dipartimento cantonale dell'economia, della socialità e dell'ambiente di Basilea Città. I 400 milioni sarebbero bastati per i settori più in crisi, come lo spettacolo e le agenzie di viaggio.

Ora però che la seconda ondata dell'epidemia ha investito in pieno la Svizzera, altri rami sono in pericolo, ad esempio la ristorazione e il settore alberghiero. Allora ci sono due possibilità, ha detto oggi nel corso di un'intervista durante la trasmissione Samstagsrundschau della radio della Svizzera tedesca (SRF). O il fondo per casi di rigore viene potenziato «a un miliardo, o anche un po' di piùx, oppure si elabora un programma d'aiuto separato.

Questo potrebbe essere reso più «mirato a seconda dei settori». Lo svantaggio sarebbe tuttavia che richiederebbe una nuova legge federale, il che potrebbe comportare ritardi. «Forse sarebbe più facile adattare il fondo per i casi di rigore», ma in questo caso va pure modificata la chiave di ripartizione dei costi tra la Confederazione e i Cantoni, ha detto Brutschin.

Questi ritiene che la Confederazione debba assumersi l'80% dei 600 milioni supplementari e i Cantoni il 20%. Il consigliere di Stato adduce come argomento gli oneri supplementari a cui i Cantoni devono già far fronte, come i deficit degli ospedali e dei trasporti pubblici locali. Inoltre, in primavera la Confederazione era stata «il fattore scatenante di certe perdite nei Cantonix poiché è lei che ha imposto le misure da adottare a livello nazionale.

L'ordinanza posta in consultazione mercoledì si fonda sulla Legge COVID-19, adottata alla fine di settembre dalle Camere federali.

Il tetto massimo di 200 milioni federali ha suscitato malumore anche altrove. Ieri, in un intervista alla Berner Zeitung, il responsabile del Dipartimento cantonale dell'economia, dell'energia e dell'ambiente bernese Christoph Ammann (PS) ha affermato che un tale aiuto è insufficiente. Nel canton Berna permetterebbe di coprire i costi fissi per un solo mese, ha deplorato.

Lo stesso Ueli Maurer, capo del Dipartimento federale delle finanze (DFF), presentando il progetto d'ordinanza ai media, aveva affermato che la cifra avrebbe dovuto essere rivista «tenendo conto delle probabili nuove richieste». A suo avviso si tratta però di agire il più rapidamente possibile: la norma, dopo una consultazione spedita, di soli dieci giorni, dovrebbe infatti entrare in vigore il primo dicembre.

Per Brutschin solo una minoranza dei Cantoni sarà però pronta entro quella data. Per quelli che sono tenuti a elaborare una base legale non ci sarà abbastanza tempo. «Sarà già una performance da primato se ci riescono entro la fine dell'anno».

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