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SVIZZERA«Non è il momento per andare a fare la spesa all'estero»

28.03.20 - 14:04
A Berna si è tenuta la consueta conferenza stampa con diversi rappresentanti della Confederazione.
Keystone
SVIZZERA
28.03.20 - 14:04
«Non è il momento per andare a fare la spesa all'estero»
A Berna si è tenuta la consueta conferenza stampa con diversi rappresentanti della Confederazione.
In Svizzera 280 malati Covid-19 sono collegati a un respiratore. Alla frontiera sono scattate multe tra 100 e 300 franchi.

BERNA - In Svizzera sono oggi oltre 13'000 i casi accertati di coronavirus. E i decessi sono almeno 235. «Attualmente 280 persone sono collegate a un respiratore, si tratta di un dato notevole per il nostro paese». È con queste parole di Daniel Koch, capo della Divisione malattie trasmissibili dell’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), che oggi si è aperta la consueta conferenza stampa a Berna per fare il punto della situazione dell'epidemia. «Nessuno dei reparti di terapia intensiva in Svizzera è pieno» assicura Koch.

Le misure funzionano? «È troppo presto per dirlo» - Non è ancora possibile dire se i provvedimenti sinora adottati stiano avendo effetto sulla diffusione del virus. Ma è certo, secondo Koch, che per ora le previsioni peggiori non si sono verificate.

Lavoro ridotto e crediti - Marie-Gabrielle Ineichen-Fleisch, direttrice della SECO, ha fornito alcune cifre sul lavoro ridotto e sui crediti ponte per le aziende. Al momento in tutto il paese sono state avanzate 757'000 richieste per l'indennità per lavoro ridotto. Il numero è particolarmente alto in Ticino, dove si parla del 39% degli occupati. Sul fronte della disoccupazione, dallo scorso 15 marzo il tasso è salito dello 0,3%. Per quanto riguarda i crediti ponte, 15'930 richieste sono evase. Ma il documento per l'ottenimento è stato scaricato oltre 130'000 volte. Ineichen-Fleisch ha parlato anche del materiale di protezione bloccato alle frontiere: «Nella maggior parte dei casi la questione è stata risolta».

Blocco delle attività produttive - Martin Dumermuth, direttore dell’Ufficio federale di giustizia (UFG), si è espresso sulla discrepanza che si era venuta a creare tra la Confederazione e il Ticino per il blocco delle attività produttive. «Siamo in una situazione straordinaria, in cui la Confederazione può autorizzare la chiusura di determinate attività». Ma, lo sottolinea, se una ditta è in grado di poter rispettare le disposizioni, l'attività può proseguire. E come già comunicato stamani dal portavoce del Consiglio federale, oggi è stata autorizzata la limitazione o cessazione delle attività in determinati settori economici per un periodo limitato.

Sono in corso i rimpatri - Nel frattempo prosegue il rimpatrio dei cittadini che si trovano all'estero. Sono già stati effettuati cinque voli dall'America latina e dall'Africa, che hanno riportato in Svizzera 1'400 persone. Domani partiranno dei voli dall'Algeria e dal Cile, ha fatto sapere Johannes Matyassy, direttore della Direzione consolare del DFAE. In Perù le autorità stanno inoltre portando diversi cittadini verso Lima perché possano rientrare con un volo previsto per il prossimo martedì. Per esempio da Cuzco, che dista 1'100 chilometri dalla capitale. «Ma non si tratta di autostrade svizzere» ha sottolineato. «I nostri rappresentanti all'estero stanno facendo un lavoro importante».

La situazione alla frontiera - «In generale la situazione alla frontiera è tranquilla, ma molte persone non hanno ancora capito che non è il momento per andare a fare la spesa all'estero» ha sottolineato Christian Bock, direttore dell’Amministrazione federale delle dogane (AFD), ricordando che quelle adottate al confine sono misure volte al rallentamento dell'epidemia. Sinora alle frontiere elvetiche sono state respinte 27'000 persone. Si tratta di 11'000 casi in più rispetto a una settimana fa. «In 250 casi sono scattate multe tra 100 e 300 franchi».

Tremila militi in servizio - Sono 3'000 i militi che saranno in servizio almeno fino al prossimo 30 giugno. Lo ha detto il brigadiere Raynald Droz, capo di Stato maggiore dell’esercito. Si tratta di sanitari che vengono impiegati a sostegno delle strutture civili.

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