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QATAR 2022

Svizzera, serve un’accelerata

La sfida alla Serbia nasconde molte insidie
Svizzera, serve un’accelerata
keystone-sda.ch (LAURENT GILLIERON)
Svizzera, serve un’accelerata
La sfida alla Serbia nasconde molte insidie
Contro il Brasile la Svizzera ha fatto bene a metà.
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DOHA - In uno dei Mondiali più sorprendenti della storia, alla Svizzera sta andando… come da mesi si pensava potesse andare.  Quella con il Camerun era una partita da vincere (anche se non è mai facile farlo). Contro il Bra...

DOHA - In uno dei Mondiali più sorprendenti della storia, alla Svizzera sta andando… come da mesi si pensava potesse andare. 

Quella con il Camerun era una partita da vincere (anche se non è mai facile farlo). Contro il Brasile una sconfitta era probabile. Con la Serbia i rossocrociati si sarebbero giocati tutto. Così si diceva.

Tutto giusto. Le ultime ore hanno solo portato delle certezze, riguardo ai talenti e ai limiti della selezione guidata da Murat Yakin e al risultato da ottenere venerdì contro le Aquile Bianche per passare il turno. 

I primi 180’ di Qatar hanno detto che, presa per mano da un Granit Xhaka solidissimo, la Svizzera ha ordine e organizzazione. Ha uomini di spessore e un’idea precisa di quello che deve fare. E questo è assolutamente un bene. Hanno però anche evidenziato come, a livello offensivo, pecchi di qualità e intraprendenza. Va bene la pressione contro la truppa di Rigobert Song, va bene il valore degli uomini di Tite, sta di fatto che questa Nazionale è forse troppo Shaqiri-dipendente. Se si accende lui sulla trequarti, allora tutto è possibile. Se non lo fa - o non gioca proprio, anche se la sua presenza contro la Serbia non pare in dubbio - sono dolori. Lo si è visto contro un Brasile altalenante, pericolosissimo ma poco ispirato: la produzione offensiva è stata praticamente nulla.

L’unica altra vera freccia nella faretra di Yakin, viste le pause ingiustificate prese da Vargas&CO, sembra essere l’inarrestabile Silvan Widmer. Ottimo nella fase difensiva e sempre capace di arrivare fino alla linea di fondo per mettere in mezzo all’area avversaria palloni avvelenati, il 29enne argoviese ha fin qui disputato un gran torneo. Non gli si può però chiedere di fare tutto il lavoro, quello suo e quello pure degli altri. 

Dunque? Da qui a venerdì pomeriggio il selezionatore dovrà coccolare Xherdan e trovare il modo di pungolare gli altri “talenti” della rosa. Magari pure pensando a un modulo in grado di esaltare le caratteristiche di qualcuno. Perché è vero che contro la Serbia - una finale anticipata - la Nati potrà pure accontentarsi di un pareggio; partire pensando prima a “non prenderle” potrebbe in ogni caso essere una scommessa rischiosissima.

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