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30.03.2020 - 11:060
Aggiornamento : 20:40

«Impensabile iniziare a maggio. Porte chiuse? Non è calcio»

Chiacchierata con il ticinese dello Xamax Igor Djuric: «Cerco di fare attenzione, non possiamo sottovalutare nulla»

NEUCHÂTEL - Niente partite a tempo indeterminato. Questo aveva deciso nelle scorse settimane la SFL: ma quante possibilità ci sono, vista l'emergenza sempre più ampia, che il campionato riparta? In attesa di scoprirlo, abbiamo tastato il polso in casa Neuchâtel (ieri il bilancio cantonale era di 311casi, 6 decessi) con il difensore ticinese dello Xamax Igor Djuric. «Sabato io e la mia ragazza ci siamo concessi una gita in montagna, per staccare un po' dalla monotonia degli ultimi tempi».

La vita di tutti noi è inevitabilmente cambiata... «Esattamente. Inutile nascondersi, le giornate sono monotone. Al mattino mi reco presso un campo da calcio a 15' da casa mia, dove mi trovo con un compagno di squadra. Siamo solo io e lui, proviamo a non perdere il ritmo ma è totalmente diverso dagli allenamenti a cui siamo abituati». 

Sarà davvero dura che a inizio maggio possiate riprendere a giocare... «Al 30 aprile saranno trascorsi oltre due mesi senza partite e circa un mese e mezzo senza allenamento. Prima di poter pensare di raggiungere un livello accettabile, ci vorrà un altro mese. Alla luce di ciò sono convinto sia impensabile ricominciare a giocare. C'è poi un altro aspetto che mi rattrista: giocare eventualmente a porte chiuse non è calcio. Già l'amichevole che avevamo disputato contro il Grasshopper è stata orrenda, pensate una partita di campionato...». 

In casa Igor Djuric ha una persona che sta vivendo da molto vicino questa situazione difficilissima... «La mia ragazza lavora presso una clinica privata a Losanna, in qualità di assistente medico. È inserita nel reparto di oncologia e ha dunque a che fare con quelle persone nei gruppi più a rischio. È un po' stressata, ma nel weekend - visto che è libera - cerca di staccare un po' la spina. Io cerco di fare attenzione, non possiamo sottovalutare nulla. Ho sentito diversi medici che sostengono che il 60/70% della popolazione dovrà fare i conti con questo virus. Alcuni, inoltre, lo fanno senza accorgersene... Diciamo quindi che è un nemico molto imprevedibile».

Una situazione surreale, totalmente inaspettata poco più di un mese fa... «Temo tanto per ristoranti e bar, tanti ritrovi pubblici una volta rientrato l'allarme saranno costretti a chiudere. A me, personalmente, manca ogni tanto concedermi una cena fuori. Ma è una situazione davvero particolare: mi è capitato più di una volta di essere a fare la spesa ed essere guardato male. La gente, in questo momento, ha paura che ognuno di noi ha il virus...».

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Commenti
 
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Um999 1 mese fa su tio
Ha ragione le persone ti guardano come se il problema fossi tu o l’essere umano. Il problema è il virus, bisogna seguire tutte le indicazioni ma non vedere nelle persone il male
Zarco 1 mese fa su tio
Pensare alla cena ? Insomma...
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