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VALENTINA MÜHLEMANN

Per la Fortezza sì, per i pompieri no

Valentina Mühlemann, responsabile bellinzonese di Avanti con Ticino&Lavoro
VALENTINA MÜHLEMANN
Fonte VALENTINA MÜHLEMANN
Per la Fortezza sì, per i pompieri no
Valentina Mühlemann, responsabile bellinzonese di Avanti con Ticino&Lavoro

Da quando Bellinzona è diventata “grande”, sembra proprio che le priorità siano cambiate.

Quando Bellinzona non era ancora “grande”, guai a toccare le Officine. Erano più di un luogo di lavoro: erano un pezzo della città, un orgoglio condiviso, una storia passata di padre in figlio, di generazione in generazione.

Allo stesso modo, i pompieri cittadini sono sempre stati molto più di un servizio pubblico. Sono una presenza fidata. Li vediamo nelle emergenze, certo, anche nei casi di catastrofe all’estero, dove portano il nome della nostra città con competenza e coraggio. Ma li vediamo anche nelle feste, nelle giornate con le famiglie, nei momenti in cui una comunità si ritrova.

Per questo lo smontaggio delle strutture necessarie alla loro attività non è una questione tecnica. È una ferita alla memoria e alla vita concreta di Bellinzona. È togliere forza a chi, da sempre, si mette a disposizione degli altri.

Oggi ci ritroviamo con le Officine prossime al trasferimento ad Arbedo-Castione, fuori da Bellinzona, e con la possibilità che anche i Pompieri vengano spostati a Sant’Antonino, sempre più lontano dalla città che hanno servito per generazioni.

E allora la domanda è semplice: che cosa ha guadagnato davvero Bellinzona dall’aggregazione? Siamo qui a discutere di bilanci, di una nuova caserma, di 19 milioni da spendere per valorizzare i Castelli e la cinta muraria. Tutti temi importanti, certo. Ma intanto pezzi vivi della città se ne vanno. Luoghi di lavoro, presìdi di sicurezza, simboli e storie collettive.

Fa impressione pensare che oggi Bellinzona sembri preoccuparsi più delle pietre che delle persone che la tengono in piedi ogni giorno. Per fortuna, almeno i Castelli non si possono delocalizzare. Almeno per ora.

A settembre saremo chiamati a votare sul progetto della “Fortezza”. Per molti sarà una votazione sul nome, sul fascino del passato, sull’immagine turistica della città. Ma per noi di Avanti con Ticino & Lavoro il punto è molto più concreto.

In gioco ci sono 19 milioni di franchi. Soldi pubblici che potrebbero essere destinati anche ad altro. Per esempio alla sicurezza della città, al presidio dei pompieri, alla loro capacità di intervenire in modo rapido quando serve davvero.

Rinunciare a contributi federali e cantonali per rafforzare un servizio essenziale non sembra una scelta così assurda. Anzi. Se con quei fondi si potesse mantenere dentro Bellinzona un presidio fondamentale, vicino alla popolazione e pronto a intervenire anche solo un minuto prima, allora la domanda va posta con serietà.

Perché un minuto, quando brucia una casa, quando c’è un incidente o quando una famiglia aspetta aiuto, non è un dettaglio tecnico. È la differenza tra arrivare in tempo e arrivare tardi. Diciannove milioni di franchi per un progetto che rischia di escludere dall’ingresso gratuito gran parte dei ticinesi. Diciannove milioni per iniziative culturali cantonali con scarso ritorno sul tessuto cittadino. Diciannove milioni mentre, attorno a noi, aumentano i bisogni concreti delle persone e la sicurezza viene trattata come una voce da spostare in fondo alla tabella. Noi pensiamo che quei soldi possano essere usati meglio.

Pensiamo che non si debba spendere una fortuna per alimentare l’ennesimo progetto calato dall’alto ma per difendere servizi che servono ogni giorno. Per rafforzare ciò che protegge la popolazione. Per sostenere una città che non deve diventare solo cartolina ma restare luogo vivo, abitato, sicuro.

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