Gestione delle manifestazioni: il rispetto delle regole non vale per tutti?

Andrea Togni, Consigliere comunale PLR Lugano
A Lugano si è recentemente verificata una situazione che merita una riflessione seria e pacata. Il Municipio ha vietato una manifestazione promossa da un gruppo politico di area “destra”, motivando la decisione con l’esigenza di prevenire rischi (scontri?) legati a una annunciata contro-manifestazione di area “sinistra”.
Una scelta che, sul piano della prudenza e gestione non violenta della piazza, può anche essere compresa. Tuttavia, i fatti successivi pongono interrogativi che non possono essere ignorati.
Ieri, la Piazza della Riforma è stato infatti occupata da una manifestazione non autorizzata, riconducibile ad ambienti della sinistra, alla presenza e con il sostegno pubblico di esponenti politici eletti. L’evento si è svolto senza autorizzazione e senza interventi volti a ripristinare il principio di parità di trattamento, nonostante un importante dispiego di polizia.
Il problema non è ideologico. Non riguarda il merito delle opinioni espresse, né il diritto di manifestare, che è garantito a tutti. Riguarda invece il metodo e il rispetto delle regole.
Chi ha richiesto regolarmente un’autorizzazione, palesandosi, presentando misure organizzative e assumendosi responsabilità, si è visto negare il permesso. Chi ha scelto di ignorare le procedure ha potuto occupare la piazza… peraltro in un sabato di sole, turistico, affollato.
È una dinamica che rischia di generare frustrazione e sfiducia nelle istituzioni, oltre a danneggiare immagine e commerci della città.
Il cittadino – che per organizzare un evento, una bancarella, una festa di quartiere o una semplice occupazione di suolo pubblico deve compilare formulari, rispettare termini, pagare tasse e oneri – si chiede legittimamente se le regole valgano per tutti allo stesso modo.
In un momento in cui si parla molto di coesione sociale e di fiducia nelle autorità, la coerenza nell’applicazione delle norme è fondamentale. Non si può trasmettere il messaggio che chi alza la voce o agisce fuori dalle procedure ottiene comunque spazio e visibilità, mentre chi segue il percorso istituzionale viene bloccato.
Vi è poi una questione finanziaria. Se per una manifestazione non autorizzata è stato predisposto un dispositivo di polizia, è corretto che i relativi costi ricadano esclusivamente sui contribuenti? In una fase di grande attenzione alla spesa pubblica, anche questo aspetto merita trasparenza.
Non è una questione ideologica, né sono in discussione i centri culturali o associativi che contribuiscono al dibattito e al pluralismo della nostra città. Il confronto delle idee è ricchezza. Ma il presupposto imprescindibile resta il rispetto delle regole, degli spazi e delle persone.
La questione sollevata, racchiusa in un’interrogazione interpartitica, non è dunque politica, bensì istituzionale: il Municipio ritiene corretta la gestione complessiva dell’ordine pubblico? Quali garanzie può pretendere affinché in futuro sia assicurata piena parità di trattamento e preservato il decoro della Città?



