«Un risparmio apparente, un danno reale per il Ticino»

Raffa Daniele, consigliere comunale “il Centro” Mendrisio
L’iniziativa popolare “200 franchi bastano” viene presentata come una misura di risparmio ragionevole, quasi naturale: ridurre il canone radiotelevisivo e lasciare più libertà ai cittadini. Del resto a chi non piacerebbe lo slogan “meno tasse, più risparmio per tutti!”
Ma vista dal Ticino, questa proposta sarebbe molto meno innocua di quanto sembri.
Perché se è vero che il canone si paga in tutta la Svizzera, è altrettanto vero che non tutti ne dipendono allo stesso modo.
Il servizio pubblico non pesa uguale ovunque
Per il Ticino, la RSI non è semplicemente “un canale televisivo”. È una delle poche grandi istituzioni mediatiche radicate sul territorio, che racconta la realtà politica, sociale e culturale del Cantone con uno sguardo locale e in lingua italiana.
Con un canone ridotto a 200 franchi, la SSR/SRG dovrebbe affrontare un taglio massiccio delle risorse e quando si taglia, l’esperienza insegna che le regioni periferiche e le minoranze linguistiche sono le prime a rischiare.
Non per cattiva volontà, ma per logica di mercato: produrre informazione e programmi in italiano per un pubblico relativamente piccolo costa di più e rende meno rispetto alle regioni maggioritarie.
Il mercato non sostituisce la RSI
I promotori dell’iniziativa sostengono che il settore privato potrebbe colmare le lacune lasciate dal servizio pubblico. In Ticino, però, questa affermazione suona poco realistica.
Il mercato mediatico cantonale è già fragile. Le redazioni private fanno un lavoro prezioso, ma con risorse limitate. Pensare che possano compensare una riduzione drastica dell’offerta RSI significa ignorare le reali condizioni economiche e strutturali del settore.
Senza un servizio pubblico forte, il rischio concreto è un impoverimento dell’informazione locale e una maggiore dipendenza da contenuti prodotti altrove, spesso lontani dalle specificità ticinesi.
Meno risorse, meno pluralismo
Un altro aspetto spesso sottovalutato riguarda la qualità e l’indipendenza dell’informazione. Un servizio pubblico indebolito è più esposto alle pressioni commerciali e meno in grado di investire in approfondimento, inchieste e copertura politica.
In un Cantone che vive di democrazia diretta, con votazioni frequenti e temi complessi, avere un’informazione accessibile, affidabile e radicata sul territorio non è un lusso, ma una necessità.
Il canone: una questione di prospettiva
Il canone è già stato ridotto negli ultimi anni e oggi costa poco più di un franco al giorno. Quindi la domanda centrale non è quanto si risparmia, ma cosa si rischia di perdere.
Per il Ticino, la posta in gioco è alta: meno produzione propria, meno posti di lavoro qualificati, meno voce in un panorama mediatico nazionale già fortemente sbilanciato verso nord delle Alpi.
Un no che guarda al futuro
Votare contro l’iniziativa “200 franchi bastano” non significa difendere tutto com’è. Significa riconoscere che il servizio pubblico, e in particolare la RSI, svolge un ruolo essenziale per la visibilità, la lingua e la partecipazione democratica del Ticino.
In un Paese piccolo ma complesso come la Svizzera, indebolire il servizio pubblico significa accentuare le disuguaglianze tra centro e periferia. Ed è un prezzo che il Ticino difficilmente può permettersi.



