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FABIO POMA«Promuovere una sana gestione dei conti»

07.01.24 - 23:38
Lo scambio di opinioni con Lorenzo Onderka di Avanti con Ticino & Lavoro
Ti-Press
Fonte Comunicato
«Promuovere una sana gestione dei conti»
Lo scambio di opinioni con Lorenzo Onderka di Avanti con Ticino & Lavoro

Desidero rispondere allo scritto del signor Onderkadi Avanti con Ticino & Lavoro apparso sul portale di Ticinonline lo scorso 22 dicembre nel quale commentava un mio articolo apparso sul CdT due giorni prima. Il politico scrive: «Quello che si potrebbe concludere, leggendo l’articolo, è che portare la socialità al livello medio in Svizzera permetterebbe di contenere i costi e, di conseguenza, ridurre la pressione fiscale. Ma è tutto così semplice?No, questa lettura è molto riduttiva. Se la socialità è tanto sviluppata in Ticino, è per un motivo preciso: lo Stato ha dovuto fare di necessità virtù…».

In sintesi, il mio messaggio è che il Ticino necessita di questa riforma fiscale per dare un segnale positivo ai nostri facoltosi contribuenti che in modo crescente stanno lasciando il nostro Cantone per lidi fiscali più attrattivi. La nostra competitività fiscale inter cantonale è da fanalino di coda e una riforma fiscale per alleggerire le aliquote, soprattutto per i più facoltosi, è indispensabile. Nel Ticino, come peraltro nel resto della Svizzera, non ci sono ricchezze nel sottosuolo da poter sfruttare. L’unica ricchezza che disponiamo è il capitale umano. Negli anni i nostri avi hanno formato una società improntata sul rispetto reciproco. Un modello basato sulla democrazia e concordanza, sulla certezza del diritto e sulla stabilità politica che ci permette di beneficiare di un sistema economico e sociale tra i migliori al mondo. Ci finanziamo grazie agli investimenti realizzati e soprattutto agli introiti fiscali generati dal tessuto economico e imprenditoriale oltre agli importanti contributi di persone facoltose che hanno scelto il nostro territorio per il modello Paese citato ma anche per la sua bellezza, la sicurezza e motivi di fiscalità.

Quest’ultimo aspetto è spesso determinante per sedurre i facoltosi contribuenti, quelli che “pesano”negli uffici di tassazione. A causa di una concorrenza estera e intercantonale sempre più agguerrita, purtroppo, sempre più ricchi stanno lasciando il nostro Cantone e non è una coincidenza che scegliendoli con aliquote fiscali più favorevoli. Cercare di frenare questo esodo non solo è indispensabile ma è da responsabili. 

La riforma fiscale è una manovra che non deve essere vista come uno sfacciato regalo ai ricchi fine a sé stesso, come inopportunamente la sinistra, per ragioni prettamente ideologiche, vuole far credere al cittadino. 

Il vero obiettivo è il futuro delle casse cantonali, ossia disporre di entrate sufficientemente elevate per far fronte alle ricorrenti spese. Cercare di frenare le partenze di ricchi contribuenti e allo stesso tempo provare di attirarne altri è, a mio giudizio, la misura più intelligente percorribile. L’alternativa sarebbe di ridurre la spesa pubblica che per dinamiche politiche cresce costantemente da 30 anni ed è dunque attenendosi alla realtà è un esercizio proibitivo. Onderka ritiene che il problema di questa crescita dei costi risieda nel livello salariale del nostro Cantone, decisamente inferiore dal resto della Svizzera. 

Ciò ha creato e continua a creare disagi e povertà a molti ticinesi obbligando lo Stato ad intervenire per evitare un elevatissimo livello di impoverimento. La sua ricetta a questo punto sarebbe di dare la priorità di impiego ai nostri residenti riconoscendo però salari da conformare a quelli di oltre Gottardo. Una conclusione, più da slogan politico che da soluzione percorribile. 

È un bel dire “bisogna aumentare gli stipendi del 20-30%”, come se tutte le aziende avessero i margini necessari per pagare una tale massa salariale senza conseguenze sulla loro stessa sostenibilità e/o i prezzi dei prodotti che forniscono. Una frase che sottace quel pensiero di fondo per il quale c’è la convinzione che tutti gli imprenditori si arricchiscono sfruttando i loro impiegati. Un pensiero forse dettato dal fatto che chi pensa in questi termini non sa cosa vuol dire fare impresa e dunque incapace di riconoscere che ogni bravo imprenditore è cosciente che l’azienda può funzionare nel lungo termine soltanto se i loro dipendenti sono felici per le condizioni di lavoro ed economiche. 

I bravi imprenditori in Ticino sono la stragrande maggioranza. Conformare i nostri salari a quelli d’oltralpe farebbe fuggire molte ditte i cui margini operativi sono risicati. Una loro partenza graverebbe sulle casse dello Stato in termini di ricette e di sussidi alla disoccupazione. 

Ricordo, inoltre, al signor Onderka che nella voce spesa pubblica non ci sono unicamente i costi della socialità ma anche quelli dell’amministrazione che è aumentata sproporzionalmente con la crescita demografica del Ticino. Qui c’è da risparmiare. Sarebbe già buona cosa semplicemente non aumentare questa voce di bilancio che è costantemente in crescita. Io mi aspetto che la politica e dunque anche il movimento rappresentato da Onderka voglia astrarsi dai principi ideologici e di calcoli elettorali ma promuova una sana gestione dei conti, con lo stesso rigore che verosimilmente lui e ogni politico amministra il proprio nucleo familiare. Votare contro alla riforma che è peraltro una mini riforma non significherebbe fare gli interessi dei ticinesi.

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