"Platinette, il mio nome sa di porno"

Incontro con la drag più famosa d'Italia che ci svela qual è la sua fortuna: "Avere una doppia personalità e pagare le tasse per una sola"
Mauro Coruzzi, alias Platinette, è la drag queen più famosa d'italia. Conosciuto al grande pubblico in veste di conduttore radiofonico, autore televisivo, scrittore, attore e ultimamente anche cantante, lo incontriamo in borghese: camicia e cravatta. Insolito vederlo svestito dai panni di Platinette, senza trucco e privo della sua inseparabile parrucca color platino.
Il tuo nome d'arte Platinette da dove arriva?
"Grazie a una mia amica di allora che abitava a Lugano: sfogliando una rivista osé scoprì un'attrice pornografica di taglia forte che cambiava il nome a seconda del film che interpretava, nel senso che se recitava in un film con la parrucca rossa si chiamava Rosso Pomodoro e se indossava una parrucca biondo platino era Platinette. Da qui presi il mio nome d'arte".
In che momento della tua vita è esplosa la scintilla che ti ha fatto diventare la controversa e trasgressiva Platinette?
"A portarmi alla consapevolezza di capire chi fossi non è stata una scintilla, ma un insieme di elementi, direi: a 13 anni mi piaceva Mina, un pò meno gli Intillimani, preferivo i musical al cinema. Lì ho capito che si stava costruendo una personalità dovuta a qualcosa che prendeva più il cuore che non altri organi".
Negli anni Ottanta militavi nelle Pumitrozzole, primo gruppo italiano di teatro omosessuale…
"Era una forma di provocazione che aveva a che fare con quello che i colti già definivano in maniera istituzionale “la voglia dell'esagerazione”, ossia il kitsch elevato a stile, l'eccesso come una scelta e non come un rifugio tra i più beceri ed infimi. Da lì mi è sempre piaciuto trattare molto seriamente le stupidaggini e al tempo stesso trattare in maniera totalmente superficiale quello che gli altri vogliono approfondire".
Dov’è il confine tra la volgarità e l'espressione artistica?
"La volgarità, abitandola da sempre, francamente, non la vedo molto confinabile, visto che non so esattamente cosa sia e cosa non sia volgare. Credo che oggi tutto quello che viene spacciato per modernità nei rapporti - dallo scambio di coppia ai giochi di questa natura - sia molto più volgare di un film porno fatto bene".
Non hai mai avuto una crisi di identità tra Mauro e Platinette?
"Non mi interessa la sicurezza di un'identità, la troverei una prigionia. Grazie a un suggerimento di Maurizio Costanzo ho avuto l'intuizione di spogliarmi del personaggio di Platinette per farmi anche conoscere nei panni di Mauro Coruzzi. Sono fortunato: molti di noi vivono una vita di costrizioni e rinunce, dove una parte di sé deve privilegiare per questioni sociali, mentre io posso liberamente spaziare dalla follia in menopausa di una vecchia zia a quello che forse sono più realmente, ovvero un vecchio professore quasi in pensione con la passione per le biografie e con il sogno di aprire una libreria. Da qui la mia fortuna di una doppia personalità pagando le tasse per una sola".
Ti senti più libero di esprimerti, quindi?
"Altroché, anche perché così faccio a meno degli psichiatri e degli analisti che ho frequentato per anni senza molto successo: in pratica Mauro analizza Platinette e viceversa. Riesco così a darmi una mano. Sono però un pò preoccupato perché “la vecchia bionda platino” inizia a perdere colpi, mentre “il professore orso” ne guadagna un pò di più in quella forma di serenità orrenda che gli altri chiamano saggezza".
Spesso si dice che chi ama esagerare sia in realtà insicuro e che in qualche modo cerchi il consenso di chi lo guarda. È anche il tuo caso?
"Non solo è il mio caso, ma è la mia necessità ed è ancora oggi un incubo persistente. Credo che non mi sazierò mai del consenso. Il consenso che cerco è quello senza discussioni, senza attacchi. Vorrei dimostrare che quelli come me hanno cervello e pari dignità: le travestite non stanno tutte agli angoli delle strade e quelle che ci stanno scelgono di stare lì per loro scelta".
Hai una collezione di dischi pazzesca. Quanti album hai?
"Siamo intorno alle 100mila unità. Negli anni Ottanta e Novanta viaggiavo molto tra Londra e New York, e per me viaggiare significava tornare a casa con innumerevoli vinili".
A quale album sei più affezionato?
"A diversi, ma in particolare al primo singolo che comprai, “Come ti vorrei” di Iva Zanicchi, e al primo album “Aretha Now” di Aretha Franklin. Nella mia testa però il disco più bello della musica italiana è “Mina Live 78”: un esempio di come si possa stare su un palco per oltre due ore e mezzo e fare quello che solo lei sa ancora fare avendo superato i 70 anni ma non sentendoli minimamente".
Quando Platinette appenderà la parrucca al chiodo cosa farà da grande Mauro?
"In realtà ho già appeso la parrucca al chiodo, nel senso che la appendo e la indosso quando lo desidero. Non voglio trovarmi in quella parte di vecchia babbiona rugosissima. Vorrei evitare “l'effetto tipo Bette Davis alla fine della carriera in bianco e nero”. Però se fosse talmente ridicolo farei anche quello".




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