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16.06.2022 - 19:170

Meno turisti? Franco forte? Si guarda agli effetti dell'annuncio della BNS

Incassata la decisione a sorpresa dell'istituto centrale elvetico di alzare i tassi si pensa alle conseguenze

C'è chi è preoccupato, come l'Unione sindacale svizzera, e chi invece non vede solo aspetti negativi, come Svizzera Turismo

BERNA - Una «decisione sbagliata, che mette a rischio i posti di lavoro e i salari», una «scelta giusta, che dà maggiore stabilità e sicurezza della pianificazione».

L'aumento dei tassi d'interesse annunciato oggi dalla Banca Nazionale Svizzera (BNS), dal -0,75% al -0,25%, ha provocato numerose reazioni contrastanti. Gli occhi di tutti, infatti, sono ora diretti su quali possibili effetti possa avere questa decisione.

Come prima e visibile conseguenza, vi è ad esempio già stata una reazione dei mercati valutari, con il franco che si è rafforzato lievemente sul dollaro e sull'euro. Ma come hanno reagito alcuni importanti attori dell'economia e politica svizzera, e con quali timori?

Il settore del turismo: «Non è una scelta solo negativa»
Seppur una delle conseguenze (ed è già evidente) sarà l'apprezzamento del franco, e quindi una Confederazione più costosa per i turisti stranieri, Svizzera Turismo non si è espressa in modo negativo. «La decisione è naturalmente dolorosa per il settore», ha detto oggi all'agenzia Awp il portavoce Markus Berger, «ma l'aumento dei tassi di interesse non è una componente che spinge qualcuno a rinunciare a un viaggio».

Questo ritocco, secondo Berger, «garantisce stabilità» e questo «aumenta la sicurezza della pianificazione», essendo che è possibile «contare su un tasso di cambio relativamente stabile». Per quanto riguarda il franco forte, «non è una novità, il settore ha imparato da tempo a conviverci».

I sindacati: «Decisione sbagliata»
È di altro avviso l'Unione sindacale svizzera (USS), che ha definito quella odierna «una decisione sbagliata, che mette a rischio posti di lavoro e salari».

Per l'associazione, «con l'odierno shock a sorpresa la BNS ha innescato un apprezzamento del franco e una situazione di incertezza», anche poiché l'istituto ha «ignorato ampiamente i rischi congiunturali e di cambio».

Ed è un errore che è già stato fatto, per la federazione sindacale: «Già nel 2010 e nel 2015 la BNS ha destabilizzato la situazione del tasso di cambio con misure affrettate». In conclusione, l'Uss dice di osservare «con grande preoccupazione» i prossimi sviluppi, augurandosi che la banca «tenga maggiormente conto dei rischi economici e di cambio».

Voci dell'export
Il rialzo del tasso guida annunciato oggi dovrebbe essere «sopportabile per la maggior parte delle aziende», ha invece affermato Swissmem, l'associazione dell'industria meccanica, elettrotecnica e metallurgica elvetica, un comparto molto orientato all'esportazione e quindi molto sensibile alla valutazione del franco sui mercati dei cambi.

In particolare, Swissmem ha accolto con favore il fatto che la BNS si sia detta disposta ad intervenire sul mercato dei cambi per evitare un eccessivo apprezzamento del franco. D'altronde, anche dal settore comprendono «la necessità di evitare il perpetuarsi dell'inflazione e dell'instaurarsi di una spirale salari/prezzi», ciò che va a colpire «soprattutto i risparmiatori e le persone meno agiate».

Il Consiglio federale
Per quanto riguarda la massima autorità politica del nostro Paese, ad esprimersi è stato il consigliere federale Guy Parmelin, che ha parlato di «comprensione»: «se si interviene troppo tardi, si perde il controllo sull'inflazione», spiegato il capo del Dipartimento federale dell'economia (DFE) al portale Blue News.

Analisti sorpresi
Gli analisti del settore bancario e finanziario, invece, hanno in particolare apprezzato l'indipendenza dell'istituto nei confronti dell'Eurozona. Alcune dichiarazioni a riguardo sono state riassunte dall'agenzia Keystone-ATS: «La BNS si è così emancipata dalla banca centrale europea (Bce), che è in ritardo», ha ad esempio commentato Thomas Gitzel, di VP-Bank. 

«Anticipando la Bce, la BNS ha segnalato che sta abbandonando i suoi sforzi per limitare la forza del franco rispetto all'euro e al dollaro americano. La BNS ha insomma spostato la sua attenzione dal contenimento della forza del franco alla lotta all'inflazione», ha invece dichiarato Alan Mudie, di Woodman. Gianluigi Mandruzzato, di EFG, l'ha definita «una grande sorpresa», aggiungendo che «nessuno si aspettava che la BNS fosse così aggressiva, anche perché non aveva dato alcuna indicazione in tal senso».

Maxime Botteron, di Credit Suisse, ha invece qualche dubbio: «La BNS dichiara di essere pronta a intervenire sul mercato dei cambi se necessario per garantire condizioni monetarie adeguate. A nostro avviso, ciò potrebbe significare che la BNS venderà valute estere per evitare che il franco si deprezzi troppo, in quanto ciò alimenterebbe l'inflazione. Secondo noi acquistare valute estere mentre si aumenta rapidamente il tasso di interesse di riferimento non avrebbe molto senso».

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