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RUSSIAIl nervosismo dei mercati finanziari per gli ultimi sviluppi della crisi ucraina

22.02.22 - 08:32
Mosca ha aperto le contrattazioni con un ribasso dell'8%, l'euro è arrivato a 1,03 franchi
keystone-sda.ch / STF (Koji Sasahara)
RUSSIA
22.02.22 - 08:32
Il nervosismo dei mercati finanziari per gli ultimi sviluppi della crisi ucraina
Mosca ha aperto le contrattazioni con un ribasso dell'8%, l'euro è arrivato a 1,03 franchi

MOSCA - Le tensioni in Ucraina stanno creando grande nervosismo nei mercati finanziari. Questa mattina la borsa russa perde oltre l'8% in apertura, mentre quella di Tokyo ha chiuso in netto ribasso, con l'indice Nikkei in flessione dell'1,71% a 26’449,61 punti.

Male l'Asia - Tutti gli indici azionari asiatici perdono terreno per la terza seduta consecutiva. Localmente la nuova stretta normativa sul settore tecnologico cinese hanno messo alla prova gli investitori. L'indice MSCI Asia Pacifico è crollato fino al 2,1% al minimo di tre settimane, Tokyo ha perso l'1,71%, Seul l'1,3%, Shanghai lo 0,96%, Shenzhen l'1,23% e Hong Kong, ancora aperta, cede il 2,8%.

«In effetti, attendiamo sanzioni contro la Russia dall'Occidente, che introdurrebbero un livello elevato d'instabilità finanziaria nei mercati globali» commenta un analista. «E poi la rappresaglia sul taglio delle forniture di gas all'Europa, dove l'aumento dei prezzi potrebbe distruggere la domanda e innescare una maggiore inflazione».

Previsioni cupe per l'Europa - «Un vero e proprio conflitto» in Ucraina accompagnato da «sanzioni punitive» verso la Russia porterebbe a un calo del 9% dei mercati azionari europeo e giapponese, e del 6% di quello statunitense, che salirebbe al 10% per il Nasdaq. Sono le conseguenze attese sui mercati dagli analisti della banca americana Goldman Sachs nel caso in cui si materializzasse lo scenario peggiore nello scontro tra Mosca e Kiev. Gli esperti dell'istituto ritengono possibile anche un crollo del 10% del rublo e un'impennata del 13% del petrolio.

Brutta partenza, poi meglio - Avvio in sensibile ribasso per le borse europee, spaventate dall'escalation militare in Ucraina. A Parigi il Cac 40 ha aperto in calo del 2,28% a 6633 punti, a Londra il Ftse 100 cede l'1,2% a 7394 punti, a Francoforte il Dax arretra del 2,48% a 14'365 punti, mentre a Milano il Ftse Mib lascia sul terreno il 2,59% a 25'375 punti. 

Ma nel corso della mattinata si è allentata la tensione sulle borse europee. Londra riduce il calo all'1,3%, Parigi allo 0,8%, Zurigo all'1,0%, Francoforte all'1,4%, Madrid allo 0,7% e Milano all'1,2%. È il settore energia a dare sostegno ai listini con l'indice Stoxx 600 Energy che sale dell'1,4% e tra i titoli Shell +1,5%, Repsol +0,6%, BP +0,7%, TotalEnergies +0,6%, Eni +0,3%, mentre il valore del Brent sale del 3,9% a 99,10 dollari al barile e quello del WTI del 4,8% a 95,48 dollari al barile.

Su il petrolio - Quotazioni del petrolio, per contro, in netto rialzo con l'acuirsi della crisi: questa mattina il Brent del Mare del Nord tocca i 97,51 dollari al barile con un aumento del 2,21%, mentre il Wti guadagna il 3,95% a 94,64 dollari al barile.

Vola il gas - Il prezzo del gas naturale vola sull'acuirsi della crisi Ucraina: la quotazione sulla piazza di Amsterdam è a 80 euro Mwh con un aumento del 10%, dopo essere salita fino a 82 euro, con un rialzo del 13,2%

Rublo in calo - Il rublo continua a perdere terreno rispetto al dollaro e all'euro. L'euro si apprezza dello 0,27% sulla valuta di Mosca, con cui scambia a 90,78, mentre il dollaro si apprezza dello 0,13% a 80,14. Paga dazio al conflitto anche la grivnia, la valuta ucraina, che perde l'1,2% sul dollaro, toccando il minimo dal 2015. 

Il ritorno dei beni rifugio - Salgono sui mercati asiatici i prezzi del bene rifugio per eccellenza, l'oro, che sono arrivati a toccare durante la seduta i 1915 dollari l'oncia, ai massimi da otto mesi. Ora il lingotto con consegna immediata passa di mano a 1911 dollari l'oncia, in rialzo dello 0,26%.

Anche il franco svizzero si rafforza sulle principali monete: l'euro ha toccato oggi un minimo a poco più di 1,03 franchi (1,0338), mentre il dollaro è stato scambiato a 0,9150 franchi. La valuta elvetica ha visto il suo valore salire in particolare ieri, tenendo fede alla sua fama di"porto sicuro", cioè di approdo relativamente meno difficile per gli investitori che vogliono premunirsi nei confronti di crisi incombenti.

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