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09.11.2021 - 17:000

Nei prossimi cinque anni i negozi Primark diventeranno più di 700

Mega espansione negli Stati Uniti e nuovi store in Europa, con occhio di riguardo a Italia e Francia

DUBLINO - Poco costoso, colorato e alla moda, il retailer del cinque magliette a un euro continua la sua ascesa e naviga nel successo. Primark ha aperto il suo primo negozio nel 1969, ore ne ha più di 380 e punta a raddoppiare nei prossimi cinque anni.

Da Dublino a New York, poi Milano, Parigi e ritorno. Primark ha conquistato le capitali della moda con colori freschi e collezioni all'avanguardia. E ora, dopo le chiusure avvenute in tutto il mondo a causa della pandemia, carica le munizioni e spara nuovi store in tutto il mondo.

Il territorio dove ha deciso di puntare di più è quello degli Stati Uniti, dove progetta di aprire 47 nuovi negozi. Oggi sono 13, il primo negli States era stato inaugurato a Boston sei anni fa e l'ultimo ha fatto capolino lo scorso settembre a Philadelphia.

Come scrive l'azienda in un comunicato stampa: «Il successo delle recenti aperture al di fuori della sua attuale impronta nel nord-est – a Sawgrass Mills, Florida e State Street e Chicago – ha dimostrato che la formula unica di Primark tra moda e articoli per la casa a prezzi convenienti sta riscuotendo un'ampia risonanza.

Escluso il negozio di Boston, l'attività negli Stati Uniti ha registrato buoni risultati nell'ultimo anno finanziario, con una crescita delle vendite del 6% rispetto a due anni fa e un buon margine di profitto». Il Ceo Paul Marchant ha commentato che «il futuro di Primark negli Stati Uniti sembra molto luminoso».

Nell'ultimo anno il retailer ha aperto 15 nuovi negozi. Oggi ha annunciato che ha già previsto l'apertura di altri 11 in Italia, Spagna, Repubblica Ceca e Irlanda, più altri 4 in Polonia. Inoltre ha firmato il suo primo contratto di locazione a Bratislava, in Slovacchia. «Nel corso dei prossimi cinque anni, Primark prevede che il proprio parco punti vendita raggiungerà i 530 punti vendita».

Pare quindi che Primark non abbia poi sofferto tanto l'impatto della pandemia nelle sue catene di approvvigionamento. A settembre, per esempio, quando dei suoi container erano rimasti bloccati nei porti, l'azienda non era preoccupata. Lo stop aveva causato una disponibilità limitata in alcune linee, ma le scorte in magazzino erano in grado di coprire la carenza nonostante l'arrivo della stagione natalizia.

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