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26.09.2019 - 07:320
Aggiornamento : 07:57

Il suicidio assistito è lecito nei casi come quello di Dj Fabo

Lo ha deciso la Consulta italiana, stabilendo che chi agevola il suicidio assistito non è punibile, ma resta indispensabile l'intervento del legislatore

ROMA - Con una sentenza storica la Consulta italiana apre al suicidio assistito. E stabilisce che non è punibile chi agevola il suicidio nei casi come quelli del Dj Fabo. Ma ribadisce come resti «indispensabile» l'intervento del legislatore, che già aveva sollecitato inutilmente l'anno scorso sospendendo per 11 mesi la sua decisione sulla costituzionalità dell'articolo 580 del codice penale, una norma introdotta 90 anni fa e che pone sullo stesso piano aiuto e istigazione al suicidio, con la reclusione sino a 12 anni.

Dj Fabo era rimasto cieco e tetraplegico dopo un incidente stradale e attaccato ad un sondino per sopravvivere, vittima di atroci sofferenze per la sua patologia, ma pienamente consapevole della sua volontà di considerare quelle condizioni di vita non compatibili con la sua dignità.

«Da oggi in Italia siamo tutti più liberi anche quelli che non sono d'accordo - commenta entusiasta Marco Cappato, il tesoriere dell'associazione Coscioni che accompagnò in una clinica svizzera per il suicidio assistito Fabiano Antoniani e che ora sarà certamente assolto nel processo a suo carico a Milano -. Ho aiutato Fabiano perché ho considerato un mio dovere farlo. La Corte costituzionale ha chiarito che era anche un suo diritto costituzionale per non dover subire sofferenze atroci». Anche il pubblico ministero di quel processo, Tiziana Siciliano, che già aveva chiesto l'assoluzione per Cappato, parla di un passo molto importante. Tra chi esulta c'è Mina Welby, che ora chiede una «legge per la libertà di decidere fino alla fine». E pure Beppino Englaro, il papà di Eluana, invita il parlamento a legiferare «secondo le indicazioni della Corte».

Ma la sentenza divide. Non piace affatto al mondo cattolico. «Con la decisione di non punire alcune situazioni di assistenza al suicidio, la Corte costituzionale italiana cede ad una visione utilitaristica della vita umana», attacca Alberto Gambino, presidente di Scienza & Vita (Cei). E preoccupa i medici. Il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli, prevede una «forte resistenza» e pone una condizione: «chi dovesse essere chiamato ad avviare formalmente la procedura del suicidio assistito, essendone responsabile, sia un pubblico ufficiale rappresentante dello Stato e non un medico».

Si divide anche la politica. «Sono e rimango contrario al suicidio di Stato imposto per legge», dice il segretario della Lega Matteo Salvini. Dalla maggioranza è il vice segretario del Partito democratico Andrea Orlando che chiede di seguire la strada indicata dalla Consulta, nella stessa giornata in cui diversi senatori della maggioranza hanno presentato una proposta di legge per il suicidio assistito.

La Corte in particolare ha ritenuto non punibile a determinate condizioni, chi agevola l'esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da «trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli».

Ma ha posto dei paletti. In attesa dell'indispensabile intervento del legislatore, ha subordinato la non punibilità al rispetto delle modalità previste dalla normativa sul consenso informato, sulle cure palliative e sulla sedazione profonda continua (articoli 1 e 2 della legge 219/2017). Non solo: la verifica delle condizioni richieste (come la irreversibilità della patologia e la natura intollerabile delle sofferenze) e delle modalità di esecuzione deve essere compiuta da una struttura pubblica del Servizio sanitario nazionale, sentito il parere del comitato etico territorialmente competente. Si tratta di cautele adottate «per evitare rischi di abuso nei confronti di persone specialmente vulnerabili», un'esigenza già sottolineata nell'ordinanza 207 con cui un anno fa aveva sospeso la sua decisione.

Commenti
 
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Maxy70 2 anni fa su tio
Sono favorevole ad una interruzione delle cure, lasciando sopravvenire la morte naturale e ovviamente a tutte le terapie per lenire dolore e sofferenze fisiche e psichiche. Approvo però la sentenza, non ritengo che il carcere, sulla base di una norma emessa 90 anni fa (aggiornatissima, complimenti!) sia la risposta corretta, da parte di un Paese civile, ad un dramma umano e di coscienza come il suicidio assistito.
KilBill65 2 anni fa su tio
Il governo Italiano cominci a fare le cose giuste almeno per una volta…..Faccia questa legge, su questa tematica importante!!!.....Non e' giusto per chi e' malato terminale debba andare all' estero per avere una morte dignitosa!!!.....Lo capisce solo chi c'e' passato, ed ha avuto una persona cara!!!......
Dioneus 2 anni fa su tio
@KilBill65 Perfettamente d'accordo. La sola idea che una persona rischi il carcere per aver accompagnato qualcuno che ha scelto di morire data la condizione di malattia mortale irreversibile è fuori di testa. Ed è assurdo che devi passare una frontiera per farlo. Per fortuna in questo caso logica e coscienza hanno prevalso.
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