«Il tesoro» di Messina Denaro? Nel forziere c'è molto di più

Gli oltre 200 milioni di euro di beni sequestrati dalla DDA di Palermo sono solo una (piccola) parte del patrimonio congelato, negli anni, nella galassia del boss. Si parla di miliardi
PALERMO - Tre arresti e più di duecento milioni di euro sequestrati. I due punti fermi emersi dall'indagine, di respiro internazionale, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, svelata nelle scorse ore, permettono di mettere a fuoco una parte del patrimonio che costella la galassia degli affari legati a Matteo Messina Denaro, boss di Cosa nostra, morto (pochi mesi dopo il suo arresto) nel 2023, e famiglia. Si tratta però, come detto, solo di una parte.
Certo, parliamo di una cifra importantissima. E di una rete fittissima di interessi in cui i soldi — provento del narcotraffico sin dagli anni '80, quando a comandare nel trapanese era ancora "Don Ciccio", il padre di Matteo Messina Denaro, uno dei fedelissimi di Totò Riina — venivano accuratamente ripuliti lontano dalle terre natie e attraverso più attività. Lo dimostra bene anche i beni congelati in questa occasione: ci sono fondi, conti bancari, società offshore e proprietà di lusso; distribuiti su un'ampia geografia che, come già si sapeva, arriva anche in Svizzera.
A gestire il cosiddetto «tesoro» era la figura di Giacomo Tamburello, finito agli arresti con l'ex moglie e il figlio. Un tempo negoziante in quel di Campobello di Mazara — lo stesso comune in cui Messina Denaro ha trascorso le ultime stagioni della sua trentennale latitanza, da "albero piantato nella foresta" —, era lui, a quanto riporta la stampa italiana, ad aver ricevuto in gestione dal defunto boss il traffico di droga e, di riflesso, l'immenso patrimonio a cui la Guardia di Finanza ha apposto i lucchetti.
È per questo motivo che presentare quei duecento e più milioni di euro come «il tesoro» di Messina Denaro rischia di essere riduttivo e un po' troppo ottimistico. E questo senza nulla togliere al sequestro, che è assolutamente significativo. Perché riavvolgendo all'indietro i calendari, negli anni scorsi, ben prima che il boss venisse arrestato e che la sua parabola terrena si concludesse, le autorità italiane avevano - sempre a carico di qualcuno dei suoi tanti prestanome - già posto sotto sequestro beni per oltre 4 miliardi di euro.
Torniamo quindi al presente e alle parole pronunciate, questa mattina, dal Procuratore Nazionale Antimafia italiano, Giovanni Melillo che ha ben sottolineato come la questione non riguardi solamente i soldi. «È un'operazione di grande importanza dal punto di vista strategico», ha affermato, perché «sottrarre queste ricchezze significa continuare in un processo di disarticolazione necessario per impedire la formazione di una struttura nuovamente in grado di proiettare su scala globale una forza intimidatrice e di condizionamento di Cosa nostra».
Parole che suggeriscono la fotografia di una situazione che è ancora in corso. Con un patrimonio da smantellare che, presumibilmente, è ancora più ampio di quello che si conosce oggi. Insomma, nel forziere di Matteo Messina Denaro, quasi certamente, c'è molto di più.




Su alcuni temi riceviamo purtroppo con frequenza messaggi contenenti insulti e incitamento all'odio e, nonostante i nostri sforzi, non riusciamo a garantire un dialogo costruttivo. Per le stesse ragioni, disattiviamo i commenti anche negli articoli dedicati a decessi, crimini, processi e incidenti.
Il confronto con i nostri lettori rimane per noi fondamentale: è una parte centrale della nostra piattaforma. Per questo ci impegniamo a mantenere aperta la discussione ogni volta che è possibile.
Dipende anche da voi: con interventi rispettosi, costruttivi e cortesi, potete contribuire a mantenere un dialogo aperto, civile e utile per tutti. Non vediamo l'ora di ritrovarvi nella prossima sezione commenti!