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FRANCIA

Sarkozy in aula: «Mai tradito la Francia, voglio solo giustizia»

L'ex presidente francese si difende strenuamente dalle accuse di finanziamento illecito e corruzione, attendendo il verdetto del processo.
Imago
Fonte ats ans
Sarkozy in aula: «Mai tradito la Francia, voglio solo giustizia»
L'ex presidente francese si difende strenuamente dalle accuse di finanziamento illecito e corruzione, attendendo il verdetto del processo.

PARIGI -  «Una Via Crucis. Quattordici anni di indagini e neanche una prova»: nell'ultimo giorno del processo d'appello al tribunale di Parigi, Nicolas Sarkozy è tornato a difendersi dalle accuse di presunti fondi libici alla campagna elettorale che nel 2007 lo portò all'Eliseo.

«Ve lo dico dritto negli occhi, tengo al mio paese e non posso credere che in Francia, nel 2026, un uomo possa venire condannato a sette anni di carcere per reati che non ha commesso e contro i quali, dopo 14 anni di indagini, non c'è la minima prova», ha sostenuto l'ex presidente nelle sue ultime dichiarazioni rivolte al giudice Olivier Géron. Il verdetto è atteso il 30 novembre.

In 11 settimane di udienze, ha aggiunto Sarkozy, «non sono venuto qui come se andassi in ufficio, sono venuto qui come se stessi facendo una Via Crucis. Ho cercato di essere degno e sincero». Poco prima aveva sostenuto di non aver «mai tradito la fiducia dei francesi», chiedendo solo una cosa: «essere trattato come chiunque, esser giudicato per quello che ho fatto, non per quello che sono».

In aula si è avvicendata la sua squadra di avvocati - quattro in totale - invocando un proscioglimento in via definitiva dello storico leader della destra neogollista francese. «Sono tredici anni che si cerca, che si ispeziona, che si fanno perquisizioni in Francia, in Svizzera, in Libia, in Libano (...) Tredici anni che si arresta e che si cerca di dare consistenza a folli accuse di un finanziamento libico. Tredici anni che si cerca di coinvolgere Nicolas Sarkozy in questo romanzo grottesco», ha denunciato Christophe Ingrain, il primo dei quattro legali.

Nella sua arringa finale, il 12 maggio, il procuratore aveva accusato Sarkozy di un accordo con l'allora dittatore libico Muammar Gheddafi. «C'è davvero stato un accordo fra Nicolas Sarkozy e Muammar Gheddafi in base al quale - disse il procuratore - in cambio dei fondi versati dal regime libico, Sarkozy e Claude Guéant (suo ex collaboratore e ministro, ndr), dovevano avviare azioni mirate a revocare il mandato d'arresto per Abdallah Senoussi».

Cognato di Gheddafi, quest'ultimo è stato lungamente ricercato dalla giustizia francese che lo ha in seguito condannato come mandante dell'attentato al DC-10 della compagnia UTA. Una tragedia aerea che causò 170 morti nel 1989, fra i quali 54 francesi.

Per Sarkozy, l'accusa ha richiesto sette anni di carcere, la pena più pesante tra tutti gli imputati nel processo, indicandolo come «l'istigatore» del presunto patto di corruzione con Tripoli.

In primo grado, l'accusa aveva chiesto la condanna di Sarkozy per quattro dei capi di imputazione a suo carico. La sentenza, con condanna a 5 anni di carcere senza condizionale, aveva preso in considerazione soltanto l'accusa di associazione per delinquere.

Dopo quel verdetto Sarkozy è diventato il primo presidente francese della storia a finire in carcere, dove ha trascorso 20 giorni prima di ottenere la libertà vigilata. Una prova che lo ha profondamente segnato: «adesso - ha detto in aula - aspetterò non come un ex presidente ma come un uomo che ogni giorno, svegliandosi e ogni sera, prima di andare a dormire, si chiederà: tornerò in carcere?»

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