Sospese le esecuzioni in Iran, Trump frena sull’attacco

Pressioni e sanzioni su Teheran mentre si placa l'escalation militare e Washington valuta nuove mosse.
Pressioni e sanzioni su Teheran mentre si placa l'escalation militare e Washington valuta nuove mosse.
TEHERAN / WASHINGTON - L'escalation militare tra Iran e Stati Uniti registra un rallentamento, almeno in apparenza. Il regime ha annunciato che non sono previste esecuzioni, confermando in parte le notizie arrivate al presidente americano Donald Trump, che a sua volta ha dato l'impressione di voler congelare un attacco.
Un altro segnale in questa direzione è stato la riapertura dello spazio aereo sui cieli della Repubblica islamica. La cautela della Casa Bianca, condivisa con i partner arabi, si fonda anche sulla considerazione che un cambio di regime non sia un'opzione semplice. Lo stesso Trump lo ha fatto intendere, quasi scaricando il figlio dell'ultimo scià Reza Pahlavi.
La pressione di Washington su Teheran resta comunque alta - Una nuova serie di sanzioni ha colpito l'alta cerchia, a partire dal capo del Consiglio di sicurezza Ali Larijani, accusato di aver "coordinato la repressione" delle proteste.
Dopo oltre due settimane di manifestazioni contro il regime, che hanno provocato migliaia di morti (inclusi un cittadino canadese e un dipendente della Mezzaluna Rossa), Teheran ha iniziato a mostrare segni di un ritorno alla normalità, pur tra le preoccupazioni di un possibile blitz degli americani.
Più distese anche le dichiarazioni del regime, che dopo aver promesso «processi rapidi e pubblici per i rivoltosi», ha fatto sapere «non c'è alcun piano» di impiccagioni. Sospiro di sollievo soprattutto per il 26enne Erfan Soltani, il primo manifestante a rischiare la forca in questa ondata di proteste. Le autorità hanno negato di averlo condannato a morte, ma secondo gruppi di attivisti la sua esecuzione è stata solo rinviata.
Non è chiaro se la sospensione sarà definitiva, ma Trump ha voluto dare credito a Teheran - «È una buona notizia, speriamo che continui così», ha scritto il presidente americano su Truth. La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha affermato che il presidente «ha ricevuto la notizia che circa 800 esecuzioni in Iran sono state fermate ieri e sta monitorando la situazione», precisando che «tutte le opzioni restano sul tavolo».
Secondo l'ambasciatore iraniano in Pakistan, Trump avrebbe però informato il regime «di non avere alcune intenzione di attaccare», pur aspettandosi «moderazione» nel contenere le proteste.
Nelle ultime settimane la retorica e le azioni dell'inquilino della Casa Bianca hanno oscillato tra minacce di attacchi militari e pause improvvise, lasciando gli analisti a dibattere se questa imprevedibilità sia strategica, caotica o un mix di entrambe, quindi è difficile leggere quali siano le sue reali intenzioni.
Di certo, a scoraggiare l'intervento armato ci sono gli alleati sunniti, a partire Arabia Saudita e Turchia, che preferiscono un regime debole a Teheran piuttosto che un vuoto di potere destabilizzante per la regione. Ma anche Israele, con Benyamin Netanyahu che ha chiesto a Washington di posticipare l'eventuale intervento, temendo «rappresaglie da parte di Teheran».
Come alternativa agli ayatollah continua a farsi avanti Pahlavi, che ha promesso di abbandonare il programma nucleare iraniano una volta assunta la guida del paese. Ma lo stesso Trump non pare voler scommettere sull'ex principe ereditario: «Sembra molto simpatico e per me sarebbe perfetto, ma non so se il paese accetterebbe la sua leadership».
Ritorsione economica - In attesa di capire quali passi intraprendere, Washington ha deciso di optare sullo strumento classico di ritorsione, quello economico. Il Dipartimento del Tesoro ha fatto scattare nuove sanzioni «contro gli artefici della brutale repressione di manifestanti pacifici», tra cui Ali Larijani, che guida il massimo organismo di sicurezza: «Ha coordinato la risposta alle proteste per conto della Guida suprema e ha pubblicamente esortato a usare la forza», si sottolinea in una nota.
Sotto sanzioni anche altri quattro alti funzionari e «la rete di banche ombra attraverso cui l'Iran gestisce scambi commerciali annuali per un valore di decine di trilioni di dollari, aggirando il sistema finanziario internazionale formale». A nuove sanzioni lavora l'Unione europea, con discussioni in corso tra Stati membri e Commissione. Sulla stessa linea c'è il G7.




