IRAN / STATI UNITIPena di morte e repressioni: in Alabama e Iran uno scenario contrapposto

23.11.22 - 12:43
Il pugno duro di Teheran (416 vittime da inizio della rivolta) stride con lo stop al boia in atto nello stato americano
AFP
Pena di morte e repressioni: in Alabama e Iran uno scenario contrapposto
Il pugno duro di Teheran (416 vittime da inizio della rivolta) stride con lo stop al boia in atto nello stato americano

TEHERAN - Sono due situazioni drammaticamente opposte quelle che Alabama e Iran stanno vivendo. Se oltreoceano si interrompe (momentaneamente) la pena capitale, il paese mediorientale intensifica invece la repressione degli oppositori al regime, con arresti ed esecuzioni, tanto che l'Onu interviene chiedendo una «immediata revoca delle condanne a morte in atto».

Il "caso" Alabama - Mentre Texas e Arizona hanno giustiziato due detenuti la scorsa settimana, in Alabama la pena capitale viene messa in stand-by. A deciderlo è stato il governatore Kay Ivey, che ha chiesto al procuratore generale Steve Marshall, di non dare seguito all’iter di morte previsto per due prigionieri. Non solo, Ivey ha anche chiesto che si proceda a una revisione dell’intero sistema. 

Errori durante le esecuzioni - Motivo scatenante dello stop al boia è stato il fallimento, in almeno tre casi, nella somministrazione del cocktail mortale per via endovenosa. Ultima quella del detenuto Kenneth Eugene Smith, lo scorso giovedì, come riferito da Associated Press. Il governatore dell'Alabama ha infine chiesto alla procura di non inoltrare ulteriori nuove richieste di esecuzioni, fino al completamento della revisione in corso. 

Le uccisioni in Iran - Situazione completamente opposta si verifica invece in Iran, dove le forze di sicurezza hanno ucciso 72 persone solamente nel corso dell'ultima settimana di repressione delle proteste contro il regime. Ad annunciarlo è stata l'organizzazione non governativa Iran Human Rights (Ihr) con sede a Oslo, secondo cui il bilancio complessivo delle vittime dall'inizio delle proteste, scatenate il 16 settembre a seguito della morte di Mahsa Amini, è salito drammaticamente a 416. Tra i morti si contano anche 51 bambini e 21 donne, come ha riportato l’agenzia Ats.

Dura presa di posizione dell'Onu - All'escalation repressiva in corso in tutto l'Iran si chiede ora, anche a livello istituzionale, di mettere un punto. «Il capo delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, afferma che il crescente numero di morti causati dalle proteste in Iran, tra cui quelli di due bambini questo fine settimana, e l'inasprimento della risposta delle forze di sicurezza sottolineano la situazione critica del paese», ha dichiarato il portavoce Onu, Jeremy Laurence, nel corso di una conferenza stampa. «Chiediamo all'Iran di rilasciare tutte le persone detenute in relazione all'esercizio dei loro diritti - ha aggiunto Laurence - Chiediamo inoltre d'imporre immediatamente una moratoria sulla pena di morte e di revocare le condanne capitali emesse per reati non qualificabili come reati più gravi ai sensi del diritto internazionale», ha concluso.

COMMENTI
 
Peter Parker 2 mesi fa su tio
Vi siete dimenticati di scrivere che Kay Ivey è repubblicana.
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