Keystone
La funivia del Mottarone dopo la tragedia del 23 maggio in cui persero la vita 14 persone.
ITALIA / CANTONE
13.09.2021 - 14:390
Aggiornamento : 18:10

Eitan, anche il viaggio a Lugano sotto la lente degli inquirenti

Il 58enne israeliano è ora indagato per sequestro di persona aggravato. Per i suoi legali «ha agito d'impulso»

PAVIA / LUGANO - Come ha fatto il nonno di Eitan, il piccolo superstite della tragedia del Mottarone dello scorso 23 maggio, a raggiungere Lugano a bordo di un'auto a noleggio con il nipote e a imbarcarsi con il piccolo su un volo privato poi decollato alla volta di Tel Aviv? È una delle domande a cui dovrà dare una risposta l'indagine che la Procura di Pavia ha avviato a carico del 58enne israeliano.

L'uomo, come riportano i media italiani, risulta indagato per il reato di sequestro di persona aggravato, per via della minore età del nipotino che, lo ricordiamo, ha solo sei anni. Il bimbo è stato prelevato sabato scorso dall'abitazione della zia affidataria e poi riportato in Israele. Ma, scrive il Corriere della Sera, avrebbe dovuto essere bloccato alla frontiera in virtù di un divieto d'espatrio nell'area Schengen, diramato dalla questura di Pavia.

«Ha agito d'impulso»
Nel fascicolo, stando a quanto emerso nelle scorse ore, gli inquirenti si interrogano anche sulla natura del "rapimento" da parte del nonno, un ex militare israeliano di lungo corso, e sulla presenza di eventuali complici. Ma soprattutto: è stato un atto pianificato o improvvisato? Per i suoi legali, il 58enne avrebbe «agito d'impulso». E lo avrebbe fatto, hanno scritto in una nota «dopo essere stato estromesso dagli atti e dalle udienze» e in quanto «preoccupato per le condizioni di salute del nipotino».

«Le azioni di prepotenza sono sempre sbagliate», scrivono i legali, «però mettiamoci nei panni di un signore che in terra straniera perde cinque familiari tragicamente, al quale i medici non parlano e gli avvocati dicono che il procedimento civile di tutela di Eitan è stato fatto in modo sommario».

Tuttavia, gli avvocati si dicono fiduciosi sul fatto che la vicenda si concluderà nel migliore dei modi. E assicurano: «Noi ci impegneremo perché vengano riconosciuti i diritti della famiglia materna» e «confidiamo che lui ritorni ad avere fiducia nelle istituzioni Italiane e ci impegneremo in tal senso».

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