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Il magnate pro-democrazia Jimmy Lai è stato arrestato a Hong Kong.
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CINA
10.08.2020 - 09:310
Aggiornamento : 10:46

Hong Kong, arrestato il magnate pro-democrazia Jimmy Lai

L'imprenditore è a capo della holding dei media Next Digital, il cui titolo è schizzato del 278%.

HONG KONG - Il magnate Jimmy Lai, tra le figure di maggior rilievo del fronte democratico di Hong Kong, è stato arrestato questa mattina con il sospetto di violazione della nuova legge sulla sicurezza nazionale.

La polizia ha riferito sulla sua pagina Facebook di aver eseguito in tutto sette arresti, a carico di persone di età compresa tra i 39 e i 72 anni, in base all'accusa «di collusione con forze straniere e cospirazione per commettere frodi», parte di un'operazione su larga scala. Lai è a capo di un impero dell'editoria sotto la holding Next Digital.

L'arresto di Lai, 72 anni, è stato eseguito poco dopo le 9 locali (le 3 in Svizzera) quando la polizia si è presentata a casa sua con le contestazioni formali.

Allo stesso tempo, centinaia di agenti hanno perquisito la sede di Next Digital, la holding del gruppo, e dell'Apple Daily, tabloid schierato a favore delle proteste e contro Pechino che edita anche un'edizione a Taiwan. Un video sulle perquisizioni è stato fatto dai giornalisti e trasmesso in diretta su Facebook.

Sono stati arrestati anche due figli del magnate (uno per collusione con forze straniere e uno per frode) e quattro funzionari di Next Digital. «Jimmy Lai è stato arrestato per collusione con potenze straniere in questo momento», ha scritto su Twitter Mark Simon, un collega di Lai che è indicato dall'Oriental Daily come destinatario di un mandato d'arresto non eseguito perché al momento non a Hong Kong.

Lai è da tempo nel mirino per le sue attività pro democrazia, inserito più volte dai media di Pechino per il suo ruolo avuto nelle proteste pro democrazia dello scorso anno nella cosiddetta "Banda dei Quattro" di Hong Kong, ossia i quattro politici cinesi giudicati come "nemici del popolo" e condannati dopo la morte di Mao. Originario della Cina continentale, Lai arrivò da piccolo nell'ex colonia britannica e negli anni '80 fondò una azienda di abbigliamento, Giordano, all'origine delle sue fortune, visto che i capitali accumulati furono la base degli investimenti nelle attività editoriali.

L'imprenditore era stato già arrestato a febbraio con altre figure di primo piano del fronte democratico per la partecipazione alle manifestazioni non autorizzate. Nel 2019, ed è forse l'addebito più pesante, Lai partecipò a una missione negli Stati Uniti con altri attivisti di Hong Kong incontrando il segretario di Stato Mike Pompeo, il vice presidente Mike Pence e la presidente della Camera Nancy Pelosi.

Wong: «È la fine della libertà di stampa» - Joshua Wong «condanna con forza l'arresto gli Jimmy Lai». In vari tweet dedicati alla vicenda, uno dei volti più noti tra gli attivisti democratici ha anche postato alcune immagini delle perquisizioni fatte a Next Digital ed Apple Daily, testata del gruppo di Lai, dicendo che «questa è la fine della libertà di stampa e il giorno più buio per i giornalisti. Potete immaginare le redazioni di New York Times e Guardian andare incontro a qualcosa di simile?».
 
 

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