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STATI UNITI
18.05.2020 - 22:000

Il movimento anti-lockdown non è immune al coronavirus

E anzi, per sostenere il suo messaggio, forse sta contribuendo a diffonderlo. A sostenerlo è un recente studio americano

NEW YORK - Occupano strade e piazze per rivendicare il loro diritto alla libertà in barba alle restrizioni imposte dall'alto per il diffondersi del Covid-19. È il movimento anti-lockdown, nato negli Stati Uniti – nazione più duramente colpita dalla pandemia – che ha poi fatto proseliti anche al di là dell'oceano: da Germania a Regno Unito e pure in Svizzera, con i moti a Berna di questo fine settimana.

Ma cosa può portare delle persone a osteggiare misure introdotte per il bene comune? La parola d'ordine, anche se le sue declinazioni sono diverse, è una: «Lo scetticismo: scetticismo nella classe dirigente e nelle sue scelte, scetticismo nell'opinione degli scienziati e nei medici», commenta l'autore Peter Geoghegan sulle pagine del Guardian.

Insomma, una nuova svolta anti-elitarista che trova una certa affinità con il populismo politico e che, come esso, si foraggia e sostiene sui social network. Una minoranza, sì, ma spesso e volentieri molto rumorosa e in grado di fare proseliti e deviare il dibattito pubblico globale riguardante la gestione dell'emergenza pandemia.

Non stupisce che un movimento di questo tipo abbia trovato terreno fertile negli Stati Uniti dove Donald Trump è sempre rimasto ambivalente sulla questione, anzi, ha spesso e volentieri spinto all'apertura. Sono molti i parlamentari democratici che lo hanno accusato di sostenere il movimento anti-lockdown che, è novità recente, potrebbe star contribuendo alla diffusione del virus negli States. 

A un raduno tenutosi lo scorso 24 aprile a Madison (Wisconsin) con 1'500 partecipanti, più di 70 persone avrebbero contratto il virus. A preoccupare gli esperti è l'estrema mobilità di questi protestatari che, riporta uno studio del Committee to Protect Medicare citato sempre dal Guardian, sono soliti spostarsi per chilometri, valicando anche confini di Stato, per tornare in centri e periferie. Trasportando così il coronavirus nelle loro comunità oppure, fino al prossimo raduno.

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