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REGNO UNITOMano pesante sulle proteste contro la famiglia reale, è polemica

13.09.22 - 21:54
Alcuni isolati manifestanti pacifici sono stati arrestati senza tante cerimonie.
Keystone
Fonte Ats
Mano pesante sulle proteste contro la famiglia reale, è polemica
Alcuni isolati manifestanti pacifici sono stati arrestati senza tante cerimonie.
Per molti la Polizia britannica non sta rispettando la libertà di espressione.

LONDRA - Monta la polemica sulla polizia britannica per la mano pesante fatta calare sui contestatori della monarchia, per isolati che siano. E ad alimentarla non sono solo i tre arresti a Edimburgo nel corso delle intensissime ore che hanno visto la città mobilitata per rendere omaggio sia ad Elisabetta II, morta in Scozia l'8 settembre, sia al nuovo re Carlo III, giunto ieri ad accompagnarla per l'ultimo saluto dei sudditi.

Sulla carta si è trattato di fermi per «violazione della quiete pubblica». I responsabili? Tre dimostranti scozzesi: una donna di 22 anni che domenica, mentre veniva confermata la Proclamazione di Carlo come re, ha innalzato un cartello con la scritta 'F... Imperialism'; un 75enne, accusato di simili azioni di disturbo lo stesso giorno; e un altro 22enne, autore, durante la processione del feretro della sovrana lungo il Royal Mile, di invettive contro il principe Andrea, coinvolto nello scandalo sessuale Epstein negli Usa.

Il video di quest'ultima contestazione circola ormai da ore sui social media: si vede il giovane uomo urlare, subito fermato, e ancora scandire distintamente «It's disgusting!», «È disgustoso». Oggi è stato incriminato e dovrà comparire in tribunale nei prossimi giorni. Stessa sorte, questa, toccata a un 45enne di Oxford, solo per aver esclamato, durante una cerimonia di proclamazione del re: «E chi lo ha eletto?».

Episodi minori, insomma, che alcuni insistono si debbano annoverare nell'esercizio della libertà di parola, puntando il dito così contro gli abusi di potere attribuiti alle forze dell'ordine. E se le giornate di Edimburgo possono essere considerate una prova generale in scala ridotta di ciò che attende Londra nei prossimi giorni, fino al funerale di Stato della sovrana, allora non manca chi teme ciò che rischia di accadere nella più complessa arena che è la capitale britannica, quando le voci di dissenso potranno farsi più acute. Come del resto è già capitato ad esempio a un avvocato, sbrigativamente trascinato via dagli agenti, dopo essere sceso in strada al grido di "Not my King".

Perché - oltre la commozione, il cordoglio e la tristezza compostamente manifestate in Scozia - chi dice no, c'è. Anche a Edimburgo qualcuno il 'Miglio Reale' nei due giorni scorsi lo ha proprio evitato. E alle domande dei media non ha voluto nemmeno rispondere. Chi è rimasto al pub e sugli schermi ha preferito guardare lo sport. Chi magari dice no in silenzio; ma anche chi il suo no, il suo dissenso vuole manifestarlo, senza dover temere una reazione delle forze dell'ordine. Ne rivendica il diritto. Per questo prendono piede le critiche di associazioni per i diritti civili, davanti alle quali sia Downing Street sia Scotland Yard assicurano il rispetto del "diritto di protestare pacificamente" nelle strade del Regno, anche durante le cerimonie in corso per l'ultimo saluto alla defunta sovrana o contro il nuovo re Carlo. Una risposta che si innesta però in polemiche già vive nel Paese, soprattutto a Londra: il gruppo di attivisti 'Liberty' sostiene infatti che i nuovi poteri recentemente conferiti alla polizia dal ministero dell'Interno per limitare alcune proteste hanno contribuito a inasprirne la reazione. La capitale ne è ora il banco di prova. E anche per questo le cerimonie funebri per Elisabetta II sono un primo test per il nuovo governo Tory di Liz Truss.

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