Cosa sono le cliniche dove i tossicodipendenti possono usare eroina e fentanyl in sicurezza

STATI UNITICosa sono le cliniche dove i tossicodipendenti possono usare eroina e fentanyl in sicurezza

03.11.21 - 06:00
«I servizi di consumo sorvegliato forniscono chiari benefici alla salute pubblica e alla comunità» spiega l'epidemiologo
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Cosa sono le cliniche dove i tossicodipendenti possono usare eroina e fentanyl in sicurezza
«I servizi di consumo sorvegliato forniscono chiari benefici alla salute pubblica e alla comunità» spiega l'epidemiologo

NEW YORK - In Rhode Island i tossicodipendenti potranno presto iniettarsi eroina, fentanyl e altre sostanze stupefacenti in apposite cliniche. Si tratta del primo stato dell’Unione ad andare in questa direzione. La legge per l’approvazione delle strutture era stata firmata a luglio dal governatore Daniel McKee che è ora pronto all’allestimento dei primi centri sperimentali. Queste cliniche permetteranno ai tossicodipendenti di usare droghe in sicurezza, in un ambiente monitorato da specialisti. Un modo, spiegano gli esperti, di prevenire le overdose del pericolosissimo fentanyl, ma anche le infezioni dovute dagli scambi di aghi. La misura punta a combattere l’oramai endemica crisi degli oppioidi in corso. Solo l'anno scorso negli Stati Uniti hanno perso la vita oltre novantamila persone.

«Decenni di ricerche condotte in altri paesi hanno dimostrato che i servizi di consumo sorvegliato forniscono chiari benefici alla salute pubblica e alla comunità» ci spiega Brandon Marshall, epidemiologo della Brown University di Providence che ha coordinato le ricerche sull’efficacia delle strutture. «La crisi delle overdose continua ad aggravarsi nel Rhode Island come in tutti gli Stati Uniti, abbiamo bisogno d'implementare queste strutture per salvare vite».

Il ricercatore ci spiega come funzionano. «Sono luoghi in cui le persone possono ricevere supporto e usare droghe in modo sicuro. Ci sono professionisti che intervengono in caso di overdose, fornendo ossigeno e naloxone, un antidoto contro l'overdose di oppioidi», continua. «Negli oltre 120 siti operativi in almeno 10 paesi, non c'è mai stata una morte per overdose in nessuna struttura. Nel 2011, abbiamo pubblicato uno studio che dimostra che i tassi di overdose della comunità sono diminuiti del 35% dopo l'apertura di una struttura del genere a Vancouver, in Canada. Oltre alla prevenzione delle overdose, i siti supervisionati mettono in contatto gli utenti con risorse salvavita, compresi i servizi di trattamento e recupero». Il ricercatore sottolinea come ci siano anche altri benefici: «Hanno un impatto positivo sulle comunità in cui si trovano, riducendo l'uso di droga negli spazi pubblici, i disordini pubblici e i rifiuti legati alla droga».

Negli Stati Uniti quella degli oppioidi è una crisi che non accenna a placarsi. «In gran parte a causa della pandemia Covid-19, la crisi ha raggiunto livelli senza precedenti. L'amministrazione Biden sta facendo alcuni passi importanti lanciando una nuova strategia federale che include il sostegno ai programmi di riduzione del danno (è la prima volta che il governo federale finanzia questi servizi), ma molto di più deve essere fatto. Il trattamento, la riduzione del danno e i servizi di recupero rimangono inaccessibili a troppe persone negli Stati Uniti» conclude Marshall.

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