Il lato inatteso della pandemia: boom di tatuaggi negli Stati Uniti
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STATI UNITI
06.09.2021 - 06:000
Aggiornamento : 09:35

Il lato inatteso della pandemia: boom di tatuaggi negli Stati Uniti

Per molti è una sicurezza, «qualcosa che resterà con loro per sempre», ci spiega un tatuatore di Washington

Oltre a ciò, i tatuatori sono tra le poche attività a non aver chiuso per periodi prolungati

WASHINGTON - Tra le conseguenze della pandemia, negli Stati Uniti si registra anche un inatteso boom dei tatuaggi.

Il balzo in avanti è quasi del 30%. Alla sospensione del lockdown, le file davanti ai laboratori specializzati sono diventate sorprendentemente consistenti. Secondo gli addetti ai lavori nel 2021 il business dei tatuatori potrà contare su entrate aumentate del 23,2%.

Le ragioni di questa impennata sono soprattutto di carattere psicologico. Innanzitutto pare che la crisi legata al coronavirus abbia contributo ad allentare le inibizioni degli americani. L’altro fattore, invece, è legato alla necessità che molti hanno sentito di sigillare con il rito di un disegno indelebile, la fine dell’incubo.

Gli artisti dell’inchiostro, infatti, sottolineano come quella del tatuaggio sia una esperienza tutto sommato terapeutica. Analizzando il fenomeno, la rivista Time ha parlato di un irrobustimento durante la pandemia della cosiddetta “mentalità YOLO”, acronimo per “you only live once”, ovvero si vive una volta sola.

C’è però da aggiungere anche un dettaglio fondamentale e cioè il fatto che gli studi dei tatuatori rientrano tra le pochissime attività commerciali a non aver chiuso per periodi prolungati. La pandemia ha messo in ginocchio tutto il settore dei consumi, nello specifico cinema, teatri e ristoranti, che in molti casi ancora stenta a riprendersi, provocando ingenti danni economici.

Eppure, al contrario, ha rinvigorito straordinariamente comparti specifici come quello appunto dei tatuaggi. Effettivamente basta un giro nei laboratori di Washington, ad esempio, per notare come le salette d’attesa siano affollate.

«Non solo tatuaggi. Qui da noi registriamo anche un significativo aumento delle richieste di piercing» ci spiega l’artista Karl, che lavora in uno studio della capitale particolarmente frequentato dagli studenti della vicina Georgetown University. «Credo che per molti di loro – conclude - valga l’idea di possedere sul proprio corpo qualcosa che nessuno al mondo potrà toglierli, qualcosa che resterà loro per sempre». Soprattutto in tempi incerti come quelli attuali.

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