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STATI UNITI
03.08.2020 - 20:450
Aggiornamento : 21:02

La procura indaga Trump per frode bancaria

È quanto scrive il New York Times: il presidente è stato sollecitato a consegnare alcune dichiarazioni fiscali

WASHINGTON - Rinnovando la richiesta di acquisire le dichiarazioni fiscali personali e aziendali di Donald Trump negli ultimi otto anni, la procura di New York ha lasciato intendere che sta indagando il presidente per una possibile frode bancaria e assicurativa. Per aver gonfiato il valore della sua ricchezza e dei suoi immobili, come riportano «indiscussi» articoli di stampa di un anno fa e che costituiscono la base legale delle indagini, ha spiegato il procuratore Cyrus Vance.

Per il tycoon sarà un'altra battaglia contro il tempo, per evitare di consegnare i documenti prima delle elezioni. Una battaglia in cui ha anche meno tempo del previsto per chiudere il gap con il suo rivale Joe Biden, che nella media dei sondaggi di RealClearPolitics lo supera di 7,4 punti a livello nazionale (49,4% a 42%) e ha un margine di sicurezza in quasi tutti gli Stati in bilico.

Il tempo stringe - Se infatti all'Election day mancano ancora 92 giorni, al tycoon resta meno di un mese e mezzo per tentare la rimonta perché gli elettori di alcuni “swing State” chiave cominceranno a ricevere già a settembre le schede per votare per corrispondenza o anticipatamente. E quest'anno si prevede un aumento del voto per corrispondenza a causa della pandemia, oltre a un numero più basso d'indecisi che decidono negli ultimi giorni di campagna. Il primo Stato a spedire le schede sarà il North Carolina, il 4 settembre, cioè tra un mese. Altri quattro “battleground state” - Pennsylvania, Michigan, Florida e Minnesota - inizieranno a votare per posta o anticipatamente entro la fine di settembre, ossia anteriormente al primo dibattito presidenziale fissato per il 29 di quel mese. Arizona, Ohio e Iowa avvieranno l'“early voting” subito dopo, nei primi sette giorni di ottobre.

Per questo nei giorni scorsi il presidente ha suggerito di rinviare la data delle elezioni, anche se non ha l'autorità per farlo, e continua a twittare che il voto per posta - sempre più allargato dai governatori dem e tradizionalmente più favorevole al loro elettorato - equivale ai brogli. Senza nessuna prova, certo, ma allarma il caos di New York, dove a sei settimane dalle primarie non si conosce ancora l'esito di due gare per i ritardi nel conteggio di 400'000 schede, complice pare anche l'inefficienza delle Poste americane.

L'offensiva pubblicitaria - Questo non impedisce alla campagna di Trump di lanciare una offensiva pubblicitaria concentrata proprio negli Stati col voto anticipato e di sollecitare i suoi sostenitori a chiedere le schede per votare per corrispondenza ed evitare che Biden ipotechi la vittoria: perché anche una parte dell'“early vote” potrebbe far cambiare direzione alle elezioni negli Stati in bilico dove il successo è deciso da un esiguo numero di schede.

Finora, anche nelle primarie di quest'anno, i democratici hanno surclassato i repubblicani nella richiesta di schede via posta. Inoltre si prevede che gli incerti dell'ultima settimana, che quattro anni fa premiarono il tycoon con un vantaggio di 3 punti, scenderanno dal 13% del 2016 al 10%.

Danneggiato dalla gestione della pandemia e dal crollo dell'economia, il presidente spera di risalire nei sondaggi con l'annuncio di un vaccino contro il coronavirus e brandendo l'arma di una contro-inchiesta parlamentare contro Biden sui suoi rapporti con l'Ucraina e la Cina. Ma l'ex vicepresidente ha ancora un asso da giocarsi: la scelta della vice, in una shortlist ridotta ora a cinque nomi. La mossa è attesa nei prossimi giorni.

Trump minaccia una causa - Trump minaccia di citare in causa il Nevada dopo che il parlamento locale, controllato dai dem, ha approvato ieri una legge che consente d'inviare le schede del voto per corrispondenza a tutti per elezioni presidenziali, a causa della pandemia.

Il presidente ha twittato che si tratta di «golpe notturno» che «rende impossibile per i repubblicani vincere lo stato». «Le poste non sarebbero mai in grado di gestire il traffico del voto via posta senza preparazione», ha aggiunto. «Stanno usando il covid per rubare lo Stato. Ci vediamo in tribunale», ha ammonito.

Se il governatore dem Steve Sisolak firmerà la legge, come si prevede, il Nevada diventerà il settimo Stato a inviare a tutti gli elettori registrati le schede del voto per posta, aggiungendosi a Utah, Colorado, Hawaii, Oregon, Washington e, da quest'anno, California e Vermont.

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