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23.05.2020 - 20:300

I negozi dello shopping milanese sono rimasti (semi) deserti

Nel primo sabato di riapertura tanta gente si è riversata nei parchi e nelle vie della metropoli meneghina.

Pochi di loro, però, si sono fermati a fare compere nei negozi. Poca gente anche all'interno di bar e ristoranti. Mentre lo smart-working è sempre più apprezzato.

MILANO - A riempirsi, nella Fase 2, a Milano, sono quasi solo i luoghi all'aperto, dai parchi alle vie più amate dai giovani per la vita notturna, mentre le attività commerciali, a cinque giorni dalla riapertura, sono ancora molto lontane dai tempi pre Covid. Idem per tutti i servizi legati al lavoro: con gli uffici svuotati dallo smart working, i bar e i fast food da pausa pranzo rimangono deserti. E anche di sera, i ristoranti lavorano molto più con l'asporto che con i coperti.

Questa mattina, nel primo sabato di riapertura della maggior parte dei negozi, i milanesi sono tornati a passeggiare in centro, nella principale via dello shopping in corso Vittorio Emanuele e in piazza Duomo, ma la voglia di shopping non era quella di un normale sabato precedente la pandemia.

«Sicuramente oggi ci sono più persone a passeggio rispetto alla settimana, ma poche - ha notato la responsabile di un negozio di abbigliamento - entrano a comprare». Secondo la commessa di un grande store di cosmetici, «non è un sabato normale di maggio, in giro c'è almeno il 50/60% in meno della gente. Di più rispetto alla settimana, ma non come prima». In un'ora, in uno store di abbigliamento sportivo, sono entrate 90 persone, mentre «in un sabato normale - ha raccontato un commesso - saremmo stati almeno a quota 400».

La Galleria, il salotto buono di Milano, è orfana di turisti e alcuni caffè e ristoranti storici hanno ancora la serranda abbassata. Non va meglio nei mercati comunali, dove oggi hanno debuttato le bancarelle non alimentari. A quello storico di viale Papiniano, a due passi dai Navigli, alle 10.30 del mattino si camminava facilmente mentre prima «per andare da un banco all'altro, ci si metteva mezz'ora - ha spiegato un ambulante - Io sono qua da 52 anni e spero nella ripresa, ma vedo che la gente non ha soldi».

Il calo non dipende solo dalla crisi: forte è anche l'impatto del lavoro a distanza. Nel cuore della nuova 'city', l'area di Porta Nuova dove il solo grattacielo Unicredit conta 4mila dipendenti, la vita normale riprende molto lentamente. Basta un dato: oggi il 90% dei dipendenti della sede centrale è abilitato a lavorare da remoto e solo il 10% a turno lavora in ufficio. Pur con il bar interno e la mensa chiusi, ai dipendenti viene consigliato di non uscire per la pausa pranzo e i bar vengono frequentati dai pochi rimasti solo per il caffè del mattino o l'aperitivo a fine lavoro.

Molti locali hanno approfittato della possibilità di allargare gli spazi esterni, dove tendono a concentrarsi i clienti. Se il timore del luogo chiuso come favorevole al contagio è comune a molti, all'aperto sembra che le paure si affievoliscano un po'. Dopo il caso Navigli, la movida ha causato disagi anche a Brescia, dove il sindaco Emilio Del Bono - dopo che ieri piazza Arnaldo è stata chiusa a mezzanotte per le troppe presenze - ha deciso di mettere un coprifuoco alle 21.30.

Non sono solo i locali serali a essere un richiamo per chi è rimasto chiuso in casa per mesi: tanti oggi, come nei giorni scorsi, hanno approfittato dei parchi cittadini, spesso raggiunti in bici perché sui mezzi pubblici continua a circolare molta meno gente rispetto a prima. E non solo per la diminuita capienza, ma «perché mi sento più sicura - racconta una ragazza alla Biblioteca degli Alberi - all'aperto o, al limite, nella mia macchina». Effetto anche dei dati che oggi vedono 86.825 persone contagiate in Lombardia, (441 più di ieri) e 15.840 morti, di cui 56 in un giorno.

Commenti
 
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seo56 1 sett fa su tio
Ancora un paio di settimane e poi arrivano i ticinesi!
Brega84 1 sett fa su tio
Certo con quali soldi......
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Ultimo aggiornamento: 2020-06-03 23:43:30 | 91.208.130.89