Keystone
UNIONE EUROPEA / SVIZZERA
18.05.2020 - 11:480

Covid-19: l'OMS lancia l'allerta per la sindrome infiammatoria nei bambini

Le autorità sanitarie dell'UE continuano a considerare basso il rischio del Covid-19 per i più piccoli.

SOLNA / GINEVRA - Anche l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) lancia l'allerta rispetto alla sindrome infiammatoria multisistemica che è stata osservata in bambini e adolescenti e sembrerebbe collegata alla Covid-19. Sulla base delle segnalazioni giunte da Europa e Stati Uniti di bambini ricoverati in terapia intensiva per una condizione d'infiammazione sistemica con alcune caratteristiche simili alla malattia di Kawasaki, l'OMS ha sviluppato una definizione preliminare per classificare tali casi nei bambini e puntualizzato che è necessario un approfondimento.

Nell'Ue 230 casi - In totale nell'Unione europea finora sono stati riportati circa 230 casi sospetti tra i bambini della nuova sindrome infiammatoria multisistemica associata al Covid-19, di cui due morti, uno in Francia e l'altro nel Regno Unito. I sintomi, tra cui febbre, dolori addominali e problemi al cuore, sono un misto tra la sindrome di Kawasaki e quella da shock tossico, come segnala un bollettino del Centro europeo per il controllo delle malattie (Ecdc).

Attualmente, rileva l'Ecdc, gli studi epidemiologici hanno mostrato che i bambini tra gli 0 e i 14 anni sembrano essere meno colpiti dal virus SARS-CoV-2: rappresentano solo il 2,1% di tutti i casi confermati in laboratorio.

Diversi paesi europei colpiti dall'epidemia hanno però segnalato recentemente casi di bambini ricoverati in terapia intensiva per una rara sindrome infiammatoria multisistemica, che si è ipotizzato essere collegata al Covid-19, visto che molti di questi bambini sono risultati positivi al coronavirus. Al momento non è stato ancora confermato con certezza il legame tra il Covid-19 e questa malattia pediatrica, anche se appare plausibile.

L'Ecdc continua a considerare basso il rischio complessivo di Covid-19 per i bambini in Europa, sulla base della probabilità di avere la malattia e il suo moderato impatto. Mentre la gestione clinica di questi bambini ha l'assoluta priorità, la raccolta dei dati dagli stati membri dell'Ue e il Regno Unito dovrebbe aiutare a capire meglio, secondo il Centro Europeo, questa rara condizione e permettere una migliore analisi dei casi, chiarendo la sua incidenza, identificando i gruppi di età più colpiti e i fattori di rischio.

A livello europeo si è comunque raggiunto l'accordo di includere questa malattia tra le possibili complicanze del Covid-19 e si invita a informare gli operatori sanitari e i genitori sui suoi sintomi.
 
 


 
 

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