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STATI UNITI / IRAQMissili iraniani contro gli americani in Iraq: «Almeno 80 morti»

08.01.20 - 07:25
L'attacco a due basi è una ritorsione per l'omicidio di Soleimani. Teheran: «Abbiamo dato uno schiaffo agli Stati Uniti, ma non è ancora finita»
keystone-sda.ch / STR (IRIB HANDOUT)
Missili iraniani contro gli americani in Iraq: «Almeno 80 morti»
L'attacco a due basi è una ritorsione per l'omicidio di Soleimani. Teheran: «Abbiamo dato uno schiaffo agli Stati Uniti, ma non è ancora finita»

WASHINGTON / ERBIL - Sale alle stelle la tensione tra Stati Uniti e Iran dopo l'uccisione per mano americana del generale iraniano Qasem Soleimani. Come confermato dal Dipartimento della difesa americano, l'Iran ha lanciato più di una dozzina di missili contro due basi irachene che ospitano militari statunitensi.

In un comunicato di Washington, si precisa che le strutture colpite sono quelle di al-Assad ed Erbil, rispettivamente nel centro e nel nord del Paese. L'attacco è avvenuto nella notte tra martedì e mercoledì. Entrambe le basi erano già in stato di massima allerta.  

La TV di Stato iraniana, ha indicato che l'operazione è un atto di ritorsione per l'omicidio di Soleimani. Al momento non ci sono conferme ufficiali da parte americana su possibili vittime. Citando fonti della Guardia rivoluzionaria, la tv di Stato iraniana parla di almeno 80 morti e 200 feriti. «Grandi perdite sono state inflitte a numerosi droni, elicotteri e equipaggiamento militare nella base» di al-Assad, afferma.

Trump: «Va tutto bene, è in corso la valutazione dei danni» - «Va tutto bene! Missili lanciati dall'Iran a due basi militari in Iraq. Stiamo facendo una ricognizione dei danni e delle vittime in queste ore. Finora va bene! Abbiamo le truppe più forti e meglio equipaggiate al mondo! Rilascerò una dichiarazione in mattinata». Lo twitta Donald Trump.

Khamenei: «Abbiamo dato uno schiaffo agli Stati Uniti, non è finita» - L'Iran «ha dato uno schiaffo gli Stati Uniti con l'attacco missilistico alle sue basi militari, ma non è ancora abbastanza e la presenza corrotta degli Stati Uniti dovrebbe finire». Lo ha detto il leader supremo iraniano, Ali Khamenei, in un messaggio in tv.

«Gli americani per la loro presenza nella regione e in qualsiasi altra parte del mondo hanno causato solo guerre, differenze, distruzioni», ha aggiunto la Guida Suprema iraniana nel discorso tv alla nazione, sottolineando che «poiché sedersi ai tavoli delle trattative e tenere discorsi apre solo la strada all'interferenza e alla presenza dei nemici, i colloqui dovrebbero fermarsi».

L'Iran all'Onu: «Prenderemo tutte le misure necessarie contro ogni minaccia» - «Conformemente al diritto internazionale e nell'esercizio del suo diritto all'autodifesa, l'Iran prenderà tutte le misure necessarie e proporzionate contro ogni minaccia o uso della forza. Ciò è conforme al diritto ai sensi dell'articolo 51 della Carta Onu, e l'Iran non esiterà ad esercitarlo quando richiesto». Lo ha scritto nelle scorse ore l'ambasciatore di Teheran all'Onu, Majid Takht-Ravanchi, in una lettera al segretario generale Guterres e al Consiglio di Sicurezza. Nella lettera, l'ambasciatore iraniano all'Onu ha scritto che «le politiche irresponsabili e le pratiche illegali degli Usa continuano a non solo mettere in pericolo le basi del diritto e dell'ordine internazionali, ma rappresentano anche una minaccia per la pace e la sicurezza internazionali».

«La comunità internazionale non dovrebbe tollerare questa situazione e deve chiedere agli Stati Uniti di porre fine alle sue continue misure illegali e destabilizzanti in una regione così instabile come il Medio Oriente, in particolare ritirando tutte le sue forze dalla regione», si afferma.

Inoltre, ha chiesto che il Consiglio di Sicurezza «condanni, nei termini più forti possibili, le minacce illecite e le politiche senza restrizioni degli Usa, oltre a ritenerli responsabili per tutti i suoi atti illegali, e obbligarli a rispettare i principi e norme del diritto internazionale».

Le reazioni:

Netanyahu convoca il Consiglio di difesa - Il Consiglio di Difesa del governo israeliano è stato convocato dal premier Benyamin Netanyahu, che prosegue così una consultazione iniziata lunedì sulle ripercussioni regionali dell'uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani. Lo riferiscono i media israeliani secondo cui la seduta dovrebbe iniziare nel primo pomeriggio.

Berlino condanna - «Posso dire a nome del governo tedesco che condanniamo più fermamente possibile l'aggressione» iraniana alle basi Usa in Iraq di questa notte: lo ha detto la ministra della Difesa tedesca Annegret Kramp-Karrenbauer in un'intervista stamattina all'emittente pubblica Ard. «Ora sarà decisivo evitare che questa spirale sia lasciata crescere ancora» e per fare questo cercheremo di «utilizzare tutti i canali diplomatici disponibili a livello europeo», ha proseguito la ministra e leader della Cdu. Da parte sua il ministro degli Esteri ha chiesto all'Iran «di evitare tutti i passi che possano condurre a un'ulteriore escalation. Siamo da giorni in contatto con tutte le parti, per contribuire a un rasserenamento della situazione. Sono tutti esortati a esercitare prudenza e moderazione». Intanto la compagnia tedesca Lufthansa ha annunciato la sospensione di tutti i voli per Iran e Iraq. «È una misura prudenziale alla luce della situazione nella regione», ha spiegato una portavoce del gruppo, precisando che i due Paesi non verranno nemmeno più sorvolati dagli aerei tedeschi. 

Borrell: «Un rischio per la lotta contro l'Isis» - «I recenti sviluppi della situazione in Iran, Iraq e in tutta la regione sono estremamente preoccupanti. Una cosa è chiara: l'attuale situazione mette a rischio gli sforzi del passato e ha anche implicazione per l'importante lavoro della coalizione anti-Daesh». Così l'Alto rappresentante dell'Ue, Josep Borrell, a margine della riunione del Collegio dei commissari che ha discusso delle crisi in Iran, Iraq e Libia. «Non c'è alcun interesse ad aumentare questa spirale di violenza», ha aggiunto. «A medio termine, come coordinatore del JCPOA, l'Alto rappresentante dell'Ue Josep Borrell farà tutti gli sforzi possibili per essere in contatto con tutti i partecipanti e salvaguardare l'accordo sul nucleare iraniano», ha dal canto suo dichiarato la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, a margine della riunione del Collegio dei commissari. «Oggi il JCPOA è più importante che mai perché è l'unico luogo in cui possiamo sedere insieme a russi e cinesi per parlare dei rischi che stiamo affrontando», ha aggiunto Borrell, precisando di aver invitato a Bruxelles il ministro degli Esteri iraniano e forse avremo presto un incontro per analizzare insieme la situazione dell'accordo sul nucleare».

Londra invoca una de-escalation: «Nessuno vuole la guerra» - Il governo britannico continua a evocare una «de-escalation» nel Golfo dopo la rappresaglia missilistica iraniana. Lo ha sottolineato oggi ai media il ministro per la Brexit, Stephen Barclay, che più tardi affiancherà il premier Boris Johnson in un incontro a Londra con la nuova presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, dedicato in prima battuta ai negoziati con Bruxelles in vista dell'ormai imminente uscita formale del Regno dall'Ue. «Una guerra non è nell'interesse di nessuno», ha affermato Barclay, dopo che il titolare degli Esteri, Dominic Raab, aveva condannato i raid di Teheran. Il ministro ha poi difeso Johnson dalla critiche per il suo forfait ieri a un primo dibattito di Westminster sulla crisi iraniana: dibattito a cui il premier Tory si era fatto rappresentare dal responsabile della Difesa, Ben Wallace, ed era stato accusato dal leader uscente dell'opposizione laburista, Jeremy Corbyn, di «nascondersi» e di voler dare «copertura» ai tamburi di guerra di Donald Trump. Johnson interverrà invece oggi alla Camera dei Comuni.

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