KEYSTONE/AP (Nirmal Purja)
In vetta all'Everest «si camminava sui morti».
NEPAL
29.05.2019 - 06:000
Aggiornamento : 08:54

In vetta all'Everest «si camminava sui morti»

Il drammatico racconto di uno scalatore che ha raggiunto il tetto del mondo negli scorsi giorni, durante i quali sono morte 11 persone che volevano conquistare la montagna più alta del mondo

KATMANDU - È salito a 11 il numero dei morti sull'Everest nelle scorse settimane. Il bilancio sarebbe potuto essere ancora più grave: oltre al medico americano che ha perso la vita è stato salvato in extremis uno scalatore australiano, trovato privo di sensi e portato al campo base sul dorso di uno yak.

Un racconto dell'incredibile dramma che sta avvenendo sul tetto del mondo è stato fatto da Elia Saikaly, che sta girando un documentario sul “sogno dell'Everest”, da lui raggiunto la mattina del 23 maggio, poco dopo aver trovato un corpo senza vita sul suo cammino. «Non potevo credere a quello che ho visto lassù. Morte. Carneficine. Caos. File indiane. Cadaveri morti sulla strada e in tenda al campo 4. Persone che ho cercato di far tornare indietro e che sono morte. Persone che sono state trascinate giù. Si camminava sui corpi. Tutto ciò che si è letto nei titoli sensazionali è andato in scena durante la nostra notte sulla vetta».

Questa, per l'Everest, è la quarta stagione più letale di sempre, affermano i corrispondenti del Guardian. Lo è per una serie di fattori: principalmente le cattive condizioni meteo e la presenza di molti scalatori inesperti, che hanno beneficiato del numero record di permessi rilasciati dal governo nepalese. Gli alpinisti più esperti spiegano che la situazione che si è venuta a creare è insostenibile e potenzialmente letale. L'esempio del 23 maggio spiega bene cosa sta avvenendo: più di 100 scalatori si sono trovati incolonnati in attesa di raggiungere la cima e qualcuno è rimasto in attesa anche per 12 ore. Più di 200 persone hanno raggiunto gli 8848 metri della vetta.

KEYSTONE/AP (Niranjan Shrestha)
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