Keystone
CROAZIA
02.11.2018 - 15:280

Suicidio in aula: il veleno ottenuto da Praljak resta un mistero

Gli inquirenti non sono risusciti a stabilire in quale momento e da chi il generale croato avesse ottenuto il liquido ingerito nell'aula del Tribunale penale internazionale

ZAGABRIA - L'inchiesta sul suicidio plateale un anno fa in diretta televisiva, al momento della condanna definitiva per crimini di guerra del generale croato Slobodan Praljak, nell'aula del Tribunale penale internazionale (Tpi), non ha dato alcun risultato concludente e resta un mistero su come il generale si fosse procurato il veleno. Lo riferisce la stampa croata, citando il rapporto ufficiale della procura dell'Aja, diffuso oggi in Olanda.

«L'inchiesta non è riuscita a stabilire come il generale Praljak avesse ottenuto il cianuro, né a confermare l'ipotesi che avesse avuto un aiuto dall'esterno», hanno scritto i procuratori olandesi, concludendo inoltre che non sono stati trovati elementi di alcun reato. Infatti, il possesso del cianuro non costituisce un reato secondo le leggi vigenti nei Paesi Bassi. Si tratta di una sostanza molto difficile da procurarsi, ma non illegale.

Gli inquirenti non sono risusciti a stabilire in quale momento e da chi il generale croato avesse ottenuto il veleno. Resta comunque molto probabile che Praljak avesse pianificato il suicidio da molto tempo, in caso di una sentenza di colpevolezza, dato che nei mesi precedenti continuava a congedarsi dagli amici e conoscenti che venivano a visitarlo in carcere. Questi, come hanno riferito agli inquirenti, non hanno però potuto capire che il generale meditasse il gesto estremo.

Praljak, croato nato in Bosnia-Herzegovina, fu nei primi anni Novanta tra i fondatori dell'Unione democratica croata (Hdz, nazionalisti) guidata dall'ex presidente della Croazia Franjo Tudjman, e nel 1993 comandante delle forze militari dei croati di Bosnia.

Pochi secondi prima di suicidarsi, il 29 novembre dell'anno scorso, era stato condannato dal Tpi a venti anni di carcere per crimini contro la popolazione musulmana, commessi durante la guerra in Bosnia.

Da molti croati è considerato un eroe nazionale, ma rimarrà noto in primo luogo per essere stato tra i comandanti militari che nel novembre 1993 ordinarono la distruzione del Vecchio ponte di Mostar, simbolo della città e perla architettonica, risalente al periodo ottomano, sotto protezione dell'Unesco.

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