Dal Mondo
31.08.2000 - 12:560
Aggiornamento : 24.11.2014 - 00:49

REGIO INSUBRIA: 25 anni fa la morte di Cristina Mazzotti

La sera del 1* settembre del 1975 la giovane rapita ad Eupilio venne trovata morta in una discarica di Novarese.

EUPILIO. Giorni di tristezza per la famiglia di Cristina Mazzotti, la giovanissima milanese rapita e sequestrata nel luglio del ’75 mentre con il fidanzato faceva rientro nella villa di Eupilio dove trascorreva le vacanze assieme ai congiunti. Era la sera del 1* luglio di quell’anno. La sera del 1* settembre successivo, 25 anni fa dunque, il corpo privo di vita della povera ragazza venne rinvenuto in mezzo ai rifiuti di una discarica a Varallino di Galliate, in provincia di Novara. Mancava una manciata di minuti alle 23.00 quando avvenne il macabro rinvenimento. Da allora riposa nel piccolo cimitero di Galliano ad Eupilio. A indicare il luogo dove era stata sepolta fu uno degli stessi sequestratori: Libero Ballinari arrestato dalla Polizia elvetica alla quale raccontò i retroscena del rapimento e indicò il punto esatto dove si trovava il corpo. “Scavate dove c’è una carrozzina sgangherata” disse. E quando venne trovato il corpo Poliziotti, Carabinieri, giornalisti, cameramen e fotografi non riuscirono a trattenere le lacrime. E se molti ancora oggi ricordano quelle tremende scene viste in tv, chi le ha vissute dal vivo sono come un incubo che torna puntuale ogni primo settembre. La banda che aveva sequestrato Cristina Mazzotti aveva mostrato particolare ferocia: gente disumana, violenta, sgangherata e stupida. Stupida perché aveva affidato la “custodia” dell’ostaggio ad alcuni balordi come Loredana Padroncini di Parma, una donna incredibilmente crudele e che, come emerse dalle indagini svolte all’epoca dalla Procura di Como, lasciò morire all’età di 25 anni l’ostaggio imbottendolo di Valium per farlo stare tranquillo e per avere la certezza che non potesse fuggire. La sua prigione venne individuata a Cascina “Padreterno” di Castelletto Ticino, nel Novarese. Gli ultimi giorni di vita la povera Cristina li trascorse in una prigione ricavata sotto terra dove trovò la morte. Di quel sequestro si scrissero molte cose, ma molte quelle che ancor oggi non hanno fatto completa luce su tutti i suoi retroscena. I rapitori, ad esempio, non chiarirono mai le esatte circostanze della morte di Cristina il cui corpo venne ufficialmente riconosciuto da Carlo Saviano, uno zio che di professione fa il Medico a Erba. Un uomo che ancora oggi, a 25 anni di distanza, non si è ripreso dallo choc. Venne poi l’epoca dei processi che non riuscirono, però, a dare una risposta precisa a tutte le domande poste per ricostruire nei dettagli il sequestro. Anche alcuni anni fa, in occasione dell’operazione antimafia “Isola Felice” che toccò il Varesotto si tornò a parlare di alcuni personaggi legati al rapimento. Le cronache registrarono anche l’evasione dal penitenziario in cui erano rinchiusi di due dei carcerieri che ne avevano approfittato di un permesso. Permessi che suscitarono l’ira funesta dello zio Eolo Mazzotti che ha anche costituito la “Fondazione Mazzotti” per sostenere ed assistere i famigliari delle persone rapite. Eolo Mazzotti si è sempre detto contrario al “buonismo” delle Leggi verso chi si è macchiato di tanto orrore. A dare un ulteriore prova della ferocia dei sequestratori di Cristina, l’atteggiamento tenuto da Loredana Padroncini: quando finì in manette venne portata in Questura a Como per essere sottoposta ad interrogatorio davanti agli inquirenti mostrò indifferenza e strafottenza. Quando le dissero che Cristina era morta e forse per colpa sua rispose con una frase che suonava più o meno come un “Chi se ne frega”. Una risposta che provocò la rabbiosa reazione di un Commissario di Polizia che non esitò a prenderla a ceffoni.

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