LOCARNO
05.08.2017 - 09:290

L'ordine divino, il film svizzero in corsa verso l'Oscar

L’avvincente commedia sulla lotta per il diritto di voto alle donne (oggi al Festival Locarno, Fevi, ore 11.00), vola verso gli Oscar

LOCARNO - L’Ufficio federale della cultura ha dunque iscritto “L’ordine divino” di Petra Volpe, nella categoria “miglior film in lingua straniera”. Una commedia avvincente e piacevole sulla lotta per il diritto di voto delle donne in Svizzera che si è già aggiudicata il “Prix de Soleure” alle Giornate cinematografiche di Soletta. A Ginevra la produzione svizzera è stata insignita con il Premio del cinema svizzero in tre categorie. Altri tre premi sono stati vinti al Tribeca Film Festival di New York.

"Die göttliche Ordnung" (questo il titolo originale in lingua tedesca), della regista italo-svizzera Petra Volpe, è un film dichiaratamente femminista che racconta in modo brioso e coinvolgente, la storia di Nora, casalinga e mamma, che inizia a ribellarsi poiché sente crescere in lei il desiderio di libertà e di autonomia. E questa ribellione la porta a schierarsi apertamente e a fare campagna per il suffragio femminile.

Insieme ai due figli con il mappamondo illuminato, vediamo Nora sognare paesi lontani che vorrebbe visitare. Lontani, molto lontani, dal piccolo paesino elvetico in cui vive e conduce una vita tranquilla e monotona. Fino al giorno in cui legge un annuncio sul giornale: un’agenzia di viaggio cerca una segretaria. Insomma un lavoro su misura per lei. Ma i suoi sogni di emancipazione vengono subito spenti dal marito che le ricorda che, per legge, le donne se vogliono lavorare devono chiedere il permesso al marito.

E’ forse questo il punto di partenza della ribellione di Nora: la voglia di autonomia e di emancipazione che la spinge, insieme alle sue compagne di viaggio, a lottare per il diritto di voto alle donne, su cui la Svizzera si appresta a votare. L’impegno di Nora crea evidentemente scompiglio nel paesino placido, tradizionalista e conservatore dove proprio una donna – la datrice di lavoro del marito di Nora – combatte contro il diritto di voto delle donne.

Scrive l’Ufficio federale della cultura nel motivare la scelta di lanciare “L’ordine divino” verso gli Oscar: «Il dramma sociale presentato dalla regista Petra Volpe, basato su ricerche approfondite e messo in scena con dedizione, colpisce per il suo umorismo sottile e la recitazione dell'insieme degli attori ed in special modo di Marie Leuenberger. “L’ordine divino” documenta un pezzo di storia tuttora di attualità anche oltre i ristretti microcosmi di campagna e oltre i confini della Svizzera».

“Anche se oggi le donne possono votare, è evidente che non hanno ancora conquistato gli stessi diritti degli uomini. Basti guardare le manifestazioni anti Trump negli Stati Uniti oppure semplicemente le disparità salariali di cui sono tuttora vittime le donne in Svizzera”, ha più volte dichiarato Petra Volpe. Solo pochi anni fa - perché gli anni Settanta non sono poi molto lontani - le donne in Svizzera non potevano lavorare senza il permesso dei mariti, le giovani rischiavano di finire in riformatorio per un’avventura amorosa osteggiata dalla famiglia, mentre gli uomini potevano spendere allegramente i soldi di tutta la famiglia.

“L’ordine divino” ci porta proprio nella Svizzera patriarcale di quegli anni, in cui non erano solo le donne ad essere vittime del rigido sistema.  Eloquente l’affermazione di una donna nel film: “Le donne in politica? È semplicemente contro l’ordine divino”.

Il film, recitato splendidamente, è molto curato anche dal profilo delle immagini e della fotografia. Ci riporta tutti, con finezza e ironia, allo stile zampa d’elefante e figli dei fiori. Una boccata d’aria fresca e di libertà. Una spinta alla lotta per i diritti, che rimane più che mai di attualità. Non solo per le donne.

Per finire una nota storica: mentre la maggior parte dei paesi occidentali ha introdotto il suffragio femminile nella prima metà del Ventesimo secolo, in Svizzera le donne hanno dovuto attendere fino al 1971 per avere il diritto di voto e di eleggibilità a livello federale. Ad Appenzello Interno ci è voluto l’intervento del Tribunale federale per accordare finalmente alle cittadine, nel 1991, il diritto di esprimersi su temi cantonali.

 

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