Blocco dei ristorni. De Rosa si dice «aperto a valutare»

Il direttore del DSS possibilista sullo stop o una decurtazione. «La tassa sulla salute rappresenta una violazione dell'accordo sui frontalieri»
BELLINZONA - Si dice «aperto a valutare l'opzione di un blocco o di una decurtazione dei ristorni». È un Raffaele De Rosa possibilista quello che durante un'intervista al CdT ha fatto bene intendere che l'opzione dello stop o una limatura della quota di imposte da restituire all'Italia, oltre a essere sul tavolo del governo ticinese è una strada percorribile. Per il direttore del DSS la tassa sulla salute voluta dalla componente leghista del governo italiano «rappresenta una violazione dell'Accordo sui frontalieri». È dunque bene «chiarire obiettivi e strategia» ha rimarcato al quotidiano di Muzzano.
De Rosa ha poi affrontato anche la questione delle crescenti difficoltà economica che attanagliano molte famiglie ticinesi. Secondo il suo osservatorio - confortato dal dossier del Rapporto sociale - «la povertà in Ticino viene dimezzata grazie agli strumenti e alle misure a disposizione». Ammette però che «il lavoro da fare ovviamente è ancora molto». Come quello sul contenimento della spesa sanitaria, in una realtà - ha spiegato - non rintracciabile in nessun altro cantone e che vede un proliferare di «un'ottantina di Spitex privati» e «600 infermieri indipendenti» e che ha fatto lievitare i costi molto al di sopra della media nazionale, ha dichiarato.
Sulle polemiche intorno alle casse malati e l'applicazione della volontà popolare in tema di sussidi - l'ultimo round è quello riguardante la proposta di spacchettamento del messaggio dl governo su finanziamento e attuazione portata avanti da Fiorenzo Dadò - De Rosa ritiene che l'idea del presidente del Centro sia «pragmatica» e sia in linea con tutto ciò che «permetta la quadratura del cerchio» e l'aspetto più importante che ruota attorno alle iniziative e cioè «il loro finanziamento». Poi una sottolineatura di colore per descrivere il cantone: «Bello» ha detto, ricordando come il Ticino «ci viene invidiato» per «quanto di positivo abbiamo con il suo potenziale». Anche con «i progressi che sono stati fatti a livello medico e delle cure», tenendo conto che fino a «20 anni fa era necessario spesso prendere il treno per Zurigo per farsi curare» ha sottolineato al quotidiano ticinese.



