La denuncia del sindacato, troppo precariato tra docenti e ricercatori di USI e Supsi

Preoccupazione per contratti a termine, retribuzioni insufficienti, forme di lavoro ‘‘gratuito’. Il VPOD sollecita interventi urgenti.
BELLINZONA - Precarietà diffusa, contratti a catena e scarsa trasparenza salariale: è il quadro denunciato dal Sindacato VPOD Ticino riguardo alla situazione del corpo intermedio nelle due principali istituzioni accademiche del Cantone, l’Università della Svizzera italiana (USI) e la Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI).
Secondo il sindacato, il personale del corpo intermedio – componente considerata essenziale per l’attività di ricerca – sarebbe sempre più esposto a una precarietà strutturale, dovuta in particolare al ricorso diffuso a contratti a tempo determinato rinnovati di anno in anno o su base pluriennale. A ciò si aggiungerebbero retribuzioni ritenute insufficienti, episodi di lavoro «gratuito» e una limitata trasparenza sui salari.
I dati citati dal VPOD provengono dalla risposta del Governo a un’interrogazione e confermerebbero l’ampiezza del fenomeno. All’USI, tutti i contratti del corpo intermedio risultano a tempo determinato: 555 nel 2022, 626 nel 2023 e 637 nel 2024. Per quanto riguarda i rinnovi a catena nel 2024, 37 persone contano tra i 6 e i 10 anni di servizio, 15 tra gli 11 e i 15 anni, tre tra i 16 e i 20 anni e una oltre i 20 anni. Negli ultimi tre anni, sempre secondo i dati citati, nessun contratto sarebbe stato convertito a tempo indeterminato.
Alla SUPSI la situazione viene descritta come meno critica, ma comunque in evoluzione. Nel 2025 i contratti a tempo determinato rappresentavano il 33% del totale, pari a 170 su 346. In entrambe le istituzioni si registrerebbero inoltre percentuali lavorative spesso ridotte, considerate dal sindacato un ulteriore fattore di precarietà.
Per il VPOD, l’instabilità occupazionale non incide solo sulla pianificazione personale dei ricercatori, ma rischia di avere ripercussioni anche sulla qualità e sulla continuità della ricerca. Il sindacato chiede quindi maggiori investimenti pubblici mirati, con l’obiettivo di evitare che la stabilità dell’impiego dipenda in modo determinante dai finanziamenti esterni.
Il sindacato riferisce inoltre di ricevere un numero crescente di segnalazioni relative a contratti rinnovati ripetutamente, mancati rinnovi e opacità retributive, elementi che a suo avviso indicano un malessere diffuso all’interno del settore.
Durante l’assemblea del corpo intermedio tenutasi il 5 marzo 2026 a Lugano, il VPOD ha approvato una risoluzione indirizzata al Consiglio di Stato, alla Commissione di controllo di USI e SUPSI e alle direzioni dei due atenei. Il documento contiene tre principali richieste: l’adozione di misure concrete per ridurre il ricorso ai contratti a tempo determinato e avviare un piano di stabilizzazione degli impieghi; l’apertura di un dialogo permanente tra autorità cantonali, rettorati e parti sociali per migliorare le condizioni di lavoro e salariali; e l’avvio di un percorso verso la conclusione di un contratto collettivo di lavoro anche per il corpo intermedio.



