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03.08.2020 - 09:080

Vigneti di collina: «Il prezzo dell'uva garantirà il loro futuro?»

I filari sulle colline sono un simbolo ticinese che potrebbe andare perso.

Fabio Badasci e cofirmatari hanno inviato un'interrogazione al Consiglio di Stato per salvare questa «peculiarità paesaggistica e architettonica tipica del nostro cantone.

BELLINZONA - La pandemia ha mandato in crisi diversi settori produttivi ed economici. Tra di questi troviamo sicuramente la viticoltura e i suoi piccoli produttori. Un problema questo che Fabio Badasci e cofirmatari (Censi, Alberti, Bignasca, Piezzi, Balli, Speziali, Garzoli) hanno portato all'attenzione del Consiglio di Stato mediante un'interrogazione. «Con l'avvicinarsi della vendemmia, le preoccupazioni da parte dei piccoli ma indispensabili produttori di uva del Canton Ticino sono giustificate e più che comprensibili».

I granconsiglieri ricordano che i filari collinari non sono solamente «pregiati» per la qualità dell'uva, ma garantiscono al paesaggio ticinese un «pregio che non possiamo perdere» solo per questioni economiche dei grandi produttori. «Stiamo di fatto assistendo - precisano Badasci e cofirmatari - a un ricatto da parte di alcuni grossi produttori che giustificano l’abbassamento del prezzo per le uve prodotte nel 2020 per le troppe riserve ritirando solo 500g/m2 a prezzo “ragionevole” (4 franchi al chilo) ma poi prendono anche ulteriori 300g/m2 a metà prezzo». Una riduzione del prezzo dell'uva che se aggiunto ad altre problematiche potrebbe rappresentare il capolinea per tanti piccoli produttori ticinesi. «L’attuale situazione - conclude l'interpellanza - con l’abbassamento della resa economica e la crescita dei costi (selvaggina, nuove malattie, nuovi insetti) induce il piccolo viticoltore che caratterizza il paesaggio tradizionale ad abbandonale l’attività ciò che invece è indubbiamente negativo».

Per queste ragioni Badasci e cofirmatari chiedono al Consiglio di Stato se sia a conoscenza «dell’andamento del prezzo delle uve e del relativo evidente problema in caso di abbassamento eccessivo del prezzo in rapporto alla manutenzione del nostro territorio collinare e al valore paesaggistico» e se non ritenga necessario «intervenire per garantire un futuro ai vigneti collinari che rivestono tuttora un’importante attività quale risorsa economica ma ancora maggiormente come peculiarità paesaggistica e architettonica ticinese». Infine viene chiesto se il Governo non intraveda altre «soluzioni praticabili in tempi brevi» o ritenga che sia opportuno «dare priorità al libero mercato».

Commenti
 
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GI 1 mese fa su tio
Oramai i classici buoi sono ben lontani dalla stalla....ergo troppi vigneti "a coltivazione facile (=molto meccanizzati)" sono stati autorizzati.....tornare in dietro la vedo dura. A prescindere con CHF 4.- al chilo....anche la collina farebbe molta, molta fatica a sopravvivere...Ci vorrebbe una bella spinta per consumare il prodotto locale....ma poi andremmo contro gli accordi commerciali...il più classico dei cani che si morde la coda...ma, ora di coda non glien'è rimasta molta !
vulpus 1 mese fa su tio
E se i piccoli coltivatori creassero la loro cantina, staccandosi dai grandi che la vogliono fare da padroni ? A cosa serve importare vino di bassa qualità per tagliare il prodotto Merlot? Che si ritorni un pò alle origini abbandonando tutte queste produzioni barrique, che di speciale hanno solo il nome, ma poi hanno tutti quel gusto tendenzioso di rovere bruciacchiato.
Pongo 1 mese fa su tio
ci sono le cantine piene del vino del 2018 che manco chi l'ha prodotto vuole berselo ma vedo sempre più visionari e imprenditori del settore… tipo carrozze e cavalli? Aratro per coltivare e china con la piuma per scrivere per le fatture? SETTORE GIÀ IN CRISI NON È COLPA DEL CORONAVIRUS
Pongo 1 mese fa su tio
@Pongo soppiantate tutto sto vino con la canapa, vedrete quanti soldi ;) siamo nel 2020
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