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LUGANO

«Aveva costruito un clima di terrore»: condannato a tre anni per sequestro e rapimento

La motivazione della Corte: «La sua colpa è grave. Ha capito le debolezze della vittima e le ha sfruttate».
Ti-Press / Pablo Gianinazzi
«Aveva costruito un clima di terrore»: condannato a tre anni per sequestro e rapimento
La motivazione della Corte: «La sua colpa è grave. Ha capito le debolezze della vittima e le ha sfruttate».

LUGANO - «Deve essere rieducato a vivere in società e non nel suo mondo virtuale». Con queste parole il presidente della Corte, il giudice Paolo Bordoli, ha condannato un 21enne alla pena di 36 mesi (di cui 18 sospesi per un periodo di prova di tre anni). Tutti i capi d'accusa sono stati confermati dal sequestro di persona, al rapimento, oltre alla coazione, minacce e vie di fatto.

Al centro della vicenda una relazione tossica e manipolatoria con una ragazza del Locarnese, sfociata in violenze psicologiche e fisiche. L'imputato si trova in carcerazione preventiva dal 10 giugno 2025, in regime di esecuzione anticipata della pena.

Nella lettura della sentenza, il giudice Bordoli ha posto l’accento sulla credibilità delle testimonianze. «L'elemento centrale - ha esordito Bordoli - è la credibilità delle due versioni dei fatti. Al netto dei pochi riscontri oggettivi, bisogna considerare che la vittima ha mantenuto una linea coerente di racconto e si è confrontata anche con degli aspetti scomodi della realtà. Non ha avuto reazioni scomposte quando le sono state messe in discussione alcuni elementi del suo racconto e non ci sono esagerazioni evidenti in quanto ha detto».

I suoi racconti «sono sinceri e intrisi di quel terrore che può aver condizionato la sua condotta in quel periodo».

Sentimenti opposti per quanto riguarda invece l'imputato, definito dal procuratore pubblico durante la sua arringa un "bugiardo patologico". «Ha mentito sulla macchia della maglietta e sulla pistola soft-air senza spiegare circostanze che potrebbero aiutarlo e di cui lui dice di sapere ma che non vuole condividere».

La Corte ha confermato i reati di sequestro e rapimento, sottolineando come la vittima fosse impossibilitata a fuggire. «L'imputato aveva creato un clima di terrore sfruttando le fragilità della ragazza e inventando storie legate al narcotraffico, unite a minacce e reazioni violente».

«La colpa dell'imputato è oggettivamente e soggettivamente grave. Ha individuato le debolezze della vittima e le ha sfruttate sistematicamente».

Non è stata disposta l'espulsione. Il giudice ha invece ordinato un trattamento ambulatoriale psichiatrico (e se necessario farmacologico). «Una cura che dovrà tenere conto anche di aspetti rieducativi. Deve essere rieducato a vivere in società e non nel suo mondo virtuale».

In aula l'imputato aveva negato tutti gli addebiti più gravi affermando di essere innocente e semmai vittima di accuse fantomatiche.

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