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«Così non si risparmia, ma si colpevolizza chi ha bisogno»

«Almeno cinquecento persone» oggi in piazza contro i nuovi oneri sulle cure domiciliari. Ivo Durisch: «È un'ulteriore ingiustizia».
TiPress
«Così non si risparmia, ma si colpevolizza chi ha bisogno»
«Almeno cinquecento persone» oggi in piazza contro i nuovi oneri sulle cure domiciliari. Ivo Durisch: «È un'ulteriore ingiustizia».

BELLINZONA - Manifesti ("le cure sono un diritto"), slogan ("Governo paga tu le fatture") e palloncini azzurri. «Almeno cinquecento persone», secondo gli organizzatori, si sono date appuntamento questo pomeriggio in Piazza Collegiata a Bellinzona per dire no al trasferimento sui pazienti di una parte dei costi delle cure a domicilio*, introdotto lo scorso 1 aprile.

Si tratta del secondo step di dissenso rilanciato dall'Alleanza per i diritti dei pazienti e messo in atto da assistiti e dai loro familiari, che già a fine marzo, a Palazzo delle Orsoline, avevano depositato in Cancelleria oltre 20 mila firme a favore della petizione “Non è colpa dei pazienti”, lanciata solo pochi giorni prima.

«Stimo che alla manifestazione ci fossero circa 500-600 persone», spiega Ivo Durisch, capogruppo PS, che ha anche depositato un’iniziativa parlamentare urgente, con l’obiettivo di eliminare la base legale del trasferimento dei costi.

Signor Durisch, chi ha deciso di scendere in piazza oggi?
«Da una parte gli utenti, molti anche in carrozzella, che hanno deciso di venire a far sentire il loro disagio e la loro preoccupazione: questa tassa si aggiunge ad altre angosce. Poi c'era il personale di cura e con loro le persone comuni toccate indirettamente ma sensibili al problema, che vivono come ingiustizia».

Qual è il messaggio, lo slogan, che esce da questa giornata?
«Che siamo di fronte a un'ulteriore ingiustizia all'interno di un sistema sanitario che sta sempre più puntando il dito contro gli utenti e in questo caso gli utenti più fragili».

Recentemente il Direttore del DSS Raffaele De Rosa ha difeso la bontà della misura motivandola con la necessità di «frenare la spesa sanitaria», sostenendo che «il nostro cantone è al primo posto per l’esplosione dei premi di cassa malati», cosa risponde oggi?
«Nella sanità si colpevolizzano persone che non hanno gli strumenti per fare a meno delle prestazioni. Da un'analisi fatta anche da professionisti emerge che la misura non è assolutamente un risparmio, perché le persone che dovessero rinunciare a delle prestazioni potrebbero vedersi aggravare il proprio stato di salute. Per poi ricorrere al pronto soccorso e successivamente, nel caso di persone anziane e fragili, a un ricovero stazionario, che è notoriamente più costoso, sia per le famiglie che per il sistema sanitario e per il Cantone».

Lunedì, durante la seduta del Gran Consiglio, si discuterà la sua iniziativa urgente, che come detto ha l’obiettivo di stralciare la misura. Cosa si aspetta?
«Credo che al di là delle giustificazioni che hanno addotto, spero di non assistere a parlamentari che enunciano alibi sapendo di farlo e spero che cambino idea. Comunque sia palesiamo almeno il voto, perché dietro le parole ci si può nascondere, ma dietro un voto no».

*La misura prevede un contributo di 50 centesimi ogni cinque minuti di prestazione, fino a un massimo di 15 franchi al giorno. Per chi necessita di cure quotidiane, la spesa può arrivare a circa 450 franchi al mese.

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