«Quasi 12 mila firme per difendersi dai grandi predatori»

Il Gruppo Territorio e Alpeggi comunica l'esito della petizione per salvare l'allevamento e l'attività alpestre in Ticino.
RIVIERA - La petizione popolare lanciata dal Gruppo Territorio e Alpeggi (GTA) per salvare l’allevamento e l’attività alpestre in Ticino ha raccolto quasi 12'000 firme in tre mesi. L'intento è quello di chiedere alla politica misure concrete per la regolazione dei grandi predatori nel nostro Cantone, ribadendo la necessità di riconoscere i limiti delle misure di protezione attuali. Lo riferisce in un comunicato il Gruppo Territorio e Alpeggi che annuncia il prossimo passo.
La consegna - Le firme raccolte verranno infatti consegnate in presenza del Cancelliere di Stato Arnoldo Coduri il 23 febbraio alle 13:30 appena prima della sessione del Gran Consiglio ticinese. A Berna, verranno consegnate alla Deputazione ticinese alle Camere federali e al Consiglio federale in occasione della sessione di primavera.
La petizione popolare “Basta perdere tempo! Salviamo ora o mai più l’allevamento e l’attività alpestre in Ticino!”, conclusa a fine 2025, viene definita dai suoi promotori un risultato importante: il superamento della soglia delle 10'000 firme dimostra l’urgenza di agire e il sostegno da parte della popolazione al fine di ottenere misure concrete per l’allevamento e l’attività alpestre in Ticino.
Queste due realtà non sono però le uniche al centro della tutela richiesta. L'abbandono degli alpeggi - a detta del Gruppo Territorio e Alpeggi - si ripercuote infatti anche sul territorio e sugli Enti che lo preservano e lo valorizzano a beneficio della collettività, patriziati in primis. L’impoverimento diventa così collettivo e peggiora di anno in anno, con il 2025 che è stato, dati alla mano, un anno negativo record di predazioni e avvistamenti.
Cosa dice il Gruppo Territorio e Alpeggi (GTA)*
«La continua espansione del lupo sul territorio ticinese, svizzero e europeo dimostra il successo dello status di protezione accordatogli dalla Convenzione di Berna. Proprio in ragione del proliferare del grande predatore, nel 2025 è entrato in vigore il declassamento da “rigorosamente protetto” a “protetto” votato dal Comitato permanente della Convenzione stessa, equiparando ora il lupo ad altre specie come camoscio, stambecco e marmotta. La sfida attuale è gestire efficacemente le popolazioni di lupi per ridurre al minimo le innumerevoli tensioni con le attività e gli insediamenti umani. Il Consiglio federale ha già recepito questo cambiamento nel quadro legale nonostante le resistenze da parte di alcuni settori, ma Confederazione e Cantoni possono e devono fare di più, specialmente il Ticino come dimostra il confronto impietoso degli abbattimenti con i Cantoni limitrofi.
Le misure di protezione, oltre al fatto che non possono essere ragionevolmente applicate nel 80% dei casi come dimostrato da uno studio del Cantone, hanno anche limiti evidenti: sono onerose, in molti contesti difficilmente o per niente applicabili, possono generare tensioni con le attività ricreative e turistiche e riducono sia il benessere che la redditività di greggi e mandrie. Conseguenze che ricadono interamente sulle spalle delle famiglie contadine le quali, in caso di predazione, rischiano di venire anche colpevolizzate per avere subito l’attacco. Allevatori, patriziati, Comuni e comunità montane non sono i soli a farne le spese: il sistema attuale è infatti estremamente oneroso per le casse pubbliche federali e cantonali. Un costo, questo sì, pagato da tutti noi».
GTA composto da Alleanza Patriziale Ticinese (ALPA), Unione Contadini Ticinesi (UCT), Società Ticinese di Economia Alpestre (STEA), Associazione per la Protezione del Territorio dai Grandi Predatori (APTdaiGP), Federazione ticinese consorzi allevamento caprino e ovino e Federazione Ticinese delle Condotte Veterinarie (FTCV).



