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27.04.2020 - 06:380
Aggiornamento : 10:18

Covid: «Non è detto che l’unica strada sia individuare il vaccino»

Il reumatologo Tiziano Gastaldi non ha una ricetta per combattere il Covid, ma spiega come si può contrastarlo

LUGANO - Nel mondo intero l'attenzione è puntata sul Covid e i terribili danni che sta provocando sia a livello sanitario che economico. E la speranza è tutta indirizzata nella ricerca del vaccino che potrebbe finalmente lenire le ferite di questo virus pandemico. Tuttavia, per il medico ticinese Tiziano Gastaldi, questa potrebbe non essere l'unica via. Il reumatologo è tra i sostenitori dell'uso dell’ozono.  «È un farmaco, come ha dimostrato il Professor Velio Bocci con i suoi studi e ricerche, che può essere di supporto nella lotta contro la pandemia di Covid-19», sostiene.

Una proposta, questa, che Gastaldi abbraccia a pieno. A 67 anni, e con una patologia polmonare pregressa, il medico si trova sia tra coloro che si muovono nel tentativo di offrire un contributo nella lotta al coronavirus, sia tra quelli maggiormente a rischio. Prima di conoscere la sua "ricetta" gli abbiamo chiesto delucidazioni in merito alla pandemia, che ancora non è stata del tutto compresa. 

Di cosa parliamo quando ci riferiamo al Covid-19?
«Parliamo della diffusione pandemica del virus Sars-Cov-2 che può generare la malattia Covid-19. Spieghiamo subito che i virus non sono organismi viventi, ma bio-molecole complesse che hanno bisogno di una cellula vivente per essere attive. In pratica devono essere "assorbiti", entrare nelle cellule e lì farsi replicare».

Come si diffondono questi virus?
«Il virus veleggia nell’aria e si deposita sulle superfici, e poi penetra nelle cellule umane. Una volta appoggiato su una superficie vi può rimanere ore, o anche giorni. Uno dei problemi sarà quindi il dover sanificare i luoghi. Il contagio più importante avviene per via respiratoria, naso e gola, ma non dobbiamo dimenticarci delle congiuntive, ad esempio occhi, o delle ferite. Anche se quest’ultimo caso è estremamente raro». 

Qual è il modo con il quale il virus entra in contatto con il nostro organismo? 
«Direttamente attraverso le mucose orali nasali e oculari, e anche tramite il contatto con le dita che poi vengono avvicinate nel naso o in bocca o negli occhi per grattarsi. Poi ci sono le gocciole di Flugge. Per entrare in contatto con queste goccioline, è necessario che vi siano starnuti e colpi di tosse. Coprirsi il naso e la bocca con la mano durante uno starnuto non è solo questione di buona educazione. Perché, ogni volta che si starnutisce, si libera una gran quantità di microgocce di saliva, appunto le “goccioline di Flugge”, che possono veicolare numerosi agenti infettivi responsabili delle infezioni respiratorie. Si è calcolato che uno starnuto libera più o meno 20.000 goccioline che possono restare sospese nell'aria anche per diverse ore. Al contrario, le goccioline emesse con i colpi di tosse, che risultano di dimensioni maggiori, sono abbastanza pesanti da “cadere a terra” relativamente in fretta. Ricordiamo anche che le goccioline di Flugge emesse con uno starnuto possono arrivare fino a una distanza di 6 metri. Da qui la necessità delle mascherine».

Cosa si può fare per combattere il virus?
«Non è detto che l’unica strada sia individuare il vaccino. Non tutti i virus possono rispondere a un vaccino. Inoltre lo stesso virus può mutare ed essere insensibile alla vaccinazione. In ogni caso, per trovare un vaccino, bisogna produrre “pezzi di virus” affinché questi stimolino la risposta anticorpale senza portare danni».

Nel frattempo?
«Bisogna prevenire il contagio. Quindi evitare il contatto con il virus. Pertanto la segregazione in luoghi protetti è fondamentale. Tuttavia la sicurezza non è garantita se questi posti non vengono periodicamente sanificati. Bene o male, anche solo per rifornirsi di cibo ci si deve recare in luoghi frequentati da altre persone. Queste, seppur apparentemente sane, possono essere portatrici del virus. Potenzialmente, quindi, chiunque è un “untore”. Essendo la via di contagio quella respiratoria, diventa importante la mascherina o altri presidi come lo ionizzatore con ozono. E naturalmente sanificare continuamente gli ambienti».

Per quanto concerne le terapie lei suggerisce l’uso dell’ozono…
«No, suggerisco una terapia integrata in cui trova un'ottima giustificazione anche l'ozono. Si usano antivirali, ozono, antimalarici come la clorochina o altri farmaci ben noti ai reumatologi; per quanto riguarda gli antivirali non se ne conosce ad oggi nessuno sicuramente efficace, mentre l’ozono, somministrato secondo determinati protocolli, si conferma essere virustatico e viruscida, specie nelle fasi iniziali. Personalmente utilizzo l'ozono, quando mi capitano pazienti con virus erpetico nel “fuoco di Sant’ Antonio” e nelle verruche. Gli altri farmaci utilizzati non intervengono sul virus, ma sui danni anatomopatologici del virus, in particolare il problema coagulativo, ovvero una microangioite che può culminare in una cosiddetta coagulazione intravasale disseminata (CID). Di recente si è appresa l'efficacia nel trattamento del covid di un nuovo apparecchio della Terumo per eseguire "semplicemente" la plasmaferesi. Anche in questo caso si puo' ozonizzare con ottimi risultati, evitando dove possibile di intubare il paziente, cercando di ossigenare il sangue».

Come si combatte la malattia nel paziente affetto da covid-19?
«Penso che si debba coinvolgere molto di più i medici di famiglia, allestendo con loro un programma immediato in caso di contatto con Sars-CoV-2, affinché eseguano sì i tamponi, ma anche delle verifiche dei parametri coagulativi, per intervenire qualora si notasse qualche cosa di insolito. Non siamo confrontati solo con quella che impropriamente è stata definita polmonite virale. A volte i primi segnali sono altri, compresa un'insufficienza renale, problemi cardiaci o anche solamente episodi simil tromboflebitici. Il medico non dovrebbe essere schiavo di protocolli o linee guida, certo utilissimi per la routine. Quando il medico ha "le palle", può dover disobbedire per impostare una terapia mirata per il caso specifico e non per la malattia. Ricordiamo Ippocrate: La medicina è il medico ed il medico è la medicina».

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