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MENDRISIOUn nuovo, minuscolo pesce osseo del Triassico ritrovato sul monte San Giorgio

14.06.24 - 20:46
Il genere Marcopoloichthys è alla base dei moderni pesci ossei.
Museo dei fossili del San Giorgio
Fonte Museo dei fossili del San Giorgio
Un nuovo, minuscolo pesce osseo del Triassico ritrovato sul monte San Giorgio
Il genere Marcopoloichthys è alla base dei moderni pesci ossei.

MENDRISIO - Con una lunghezza di soli 35 millimetri, la specie Marcopoloichthys mirigioliensis è tra i pesci fossili più piccoli. I suoi resti sono stati ritrovati sul Monte San Giorgio in depositi marini risalenti a 242 milioni di anni fa.

«In un articolo scientifico recentemente pubblicato sullo Swiss Journal of Palaeontology - spiega in una nota il Museo dei fossili del Monte San Giorgio - Gloria Arratia dell'Università del Kansas, Toni Bürgin del Museo di Storia Naturale di San Gallo e Heinz Furrer dell'Istituto di Paleontologia dell'Università di Zurigo descrivono in dettaglio la nuova specie fossile. Si tratta della più piccola specie conosciuta del genere Marcopoloichthys».

Le altre quattro specie, significativamente più grandi, provengono da depositi coevi del Cantone Grigioni, dell'Italia settentrionale e della Cina meridionale. Il nome del genere, legato alla sua ampia distribuzione geografica, ricorda Marco Polo, noto commerciante veneziano del XIII secolo e viaggiatore dell’Asia.

Dal punto di vista sistematico, il genere Marcopoloichthys è alla base dei moderni pesci ossei, che comprendono tra l’altro lucci e trote. La particolare struttura dell'apparato boccale, privo di denti, indica che si nutriva di plancton e che trasportava le prede aspirandole nella bocca.

I piccoli pesci furono scoperti già nel 1968 durante il più grande scavo paleontologico diretto dall'Università di Zurigo in località Mirigioli sul Monte San Giorgio. Per molto tempo, però, i fossili di pesci furono messi in ombra «dagli spettacolari ritrovamenti di sauri marini provenienti dai depositi del Triassico medio del Monte San Giorgio. La situazione iniziò a cambiare negli anni '90. Tuttavia, non tutti i reperti sono stati ancora analizzati e pubblicati. In futuro è quindi lecito attendersi la descrizione di nuove specie. I fossili stessi sono conservati presso l'Istituto di Paleontologia dell'Università e sono disponibili per ulteriori ricerche».

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