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CANTONE«Prepariamoci ad avere sempre meno farmaci a disposizione»

13.06.24 - 08:31
Mancano ancora troppi medicinali sul mercato svizzero.
Tio/20 minuti - Davide Giordano
«Prepariamoci ad avere sempre meno farmaci a disposizione»
Mancano ancora troppi medicinali sul mercato svizzero.
Piero Poli, presidente Farma Industria Ticino dà la "colpa" all'Ufsp: «A volte il prezzo imposto non copre nemmeno il costo di produzione».

LUGANO - Sono tanti, troppi i farmaci che mancano ancora sul mercato svizzero. A volte la ricerca di un medicinale, come può essere Temesta, un ansiolitico appartenente alla categoria delle benzodiazepine, può trasformarsi in un incubo. «Non lo abbiamo», rispondono i farmacisti girando di negozio in negozio. E non finisce qui, perché effettivamente non si sa nemmeno se tornerà mai più disponibile.

Un problema ormai noto da tempo, quello della penuria. Stando al sito drugshortage.ch, dove puntualmente vengono riportati nomi e dosaggi di farmaci e principi attivi mancanti, attualmente in Svizzera ne mancano rispettivamente 803 e 318. Numeri in leggero miglioramento rispetto a qualche mese fa quando il numero di quelli mancanti superava quota mille.

«Troppa pressione» - Per Piero Poli, presidente di Farma Industria Ticino, l'associazione delle industrie chimiche e farmaceutiche del cantone, la mancanza di farmaci è da ricondurre alla pressione che i diversi Paesi - quindi non solo la Svizzera - esercitano sui costi dei medicinali. «Purtroppo - spiega a tio/20 Minuti - i farmaci sottostanno a tutte le regole di mercato, come gli altri prodotti». In più, si aggiunge la revisione annuale del loro prezzo che viene regolamentato dall'Ufficio federale di sanità pubblica (Ufsp) e che secondo Poli da sempre viene rivisto «al ribasso». «Annualmente in Svizzera l'industria farmaceutica assorbe circa mezzo miliardo all'anno di riduzione dei costi, derivanti da un adeguamento verso il basso del costo dei farmaci». E prosegue: «A volte il prezzo imposto non copre nemmeno il costo delle risorse umane e delle materie prime impiegate».

No agli sconti sui farmaci - La pensa diversamente la «ministra» della Salute Elisabeth Baume-Schneider che domenica, a seguito della votazione sulle iniziative riguardanti i premi di cassa malati, ha lanciato un appello agli attori del sistema sanitario, affinché elaborino delle proposte di risparmio. Tra queste potrebbe esserci un meccanismo di contenimento dei costi per i farmaci più venduti che prevede di concedere sconti sul volume di vendita di un farmaco, al di sopra del raggiungimento di un certo giro d'affari: una proposta in discussione giovedì agli Stati. Dopo tutto, i 20 farmaci più venduti rappresentano un quinto del costo dei medicinali in Svizzera e solo loro generano un fatturato annuo di 1,7 miliardi di franchi. Una misura che sulla carta permetterebbe di risparmiare fino a 400 milioni di franchi all'anno, ma su cui Poli non è d'accordo: «Stiamo guardando solo alla punta dell'iceberg: il costo dei farmaci impatta per il 12% sulla spesa sanitaria, mentre il restante 88% è dato da altro. Per cui, una riduzione del cinque percento su una quota simile ha degli effetti certamente minori rispetto a una riduzione sulla restante parte». Per il presidente di Fit, d'altro canto, sarebbe meglio individuare delle soluzioni più concrete, studiate per arginare realmente l'impennata dei costi. E qualora gli Stati dovessero approvare questa proposta, «dovremmo prepararci a sempre meno farmaci sul mercato».

Un mercato da soli otto milioni di persone - La questione, inoltre, è ancor più complicata se si pensa che «la Svizzera è un mercato molto piccolo». Il reperimento di farmaci sostitutivi, come lo sono i generici (ovvero i medicinali con il brevetto scaduto, ndr), è più difficile rispetto a Paesi dell'Unione europea, poiché «fanno fatica a permeare il nostro mercato: abbiamo regole diverse, non armonizzate».

Burocrazia complessa - La burocrazia sembra dunque essere di grande impedimento per questo tipo di prodotti. Tanto è vero che Interpharma ha chiesto alla Confederazione di velocizzare l'immissione sul mercato di nuovi medicamenti omologati: il processo attualmente dura oltre 300 giorni. Troppi per l'associazione che rappresenta gli interessi dell'industria farmaceutica. «Le tempistiche burocratiche aumentano anziché diminuire - afferma Poli -. A volte i tempi di attesa per l'omologazione di un farmaco da parte di Swissmedic sono davvero molto lunghi, toccando periodi anche di due o tre anni. E questo rende tutto più complicato».

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