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CANTONEEspulso dopo 16 anni in Svizzera perché la pensione non bastava

22.02.24 - 07:33
Domani un 76enne italiano residente nel Mendrisiotto dovrà andarsene definitivamente dal Paese. Ecco come mai.
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Espulso dopo 16 anni in Svizzera perché la pensione non bastava
Domani un 76enne italiano residente nel Mendrisiotto dovrà andarsene definitivamente dal Paese. Ecco come mai.

BELLINZONA - Vive in Svizzera da 16 anni, di cui 15 in Ticino. Eppure, nonostante non abbia commesso alcun reato, verrà definitivamente espulso. È quanto sta accadendo a un 76enne italiano residente nel Mendrisiotto, che dovrà lasciare il Paese domani, 23 febbraio.

Ma come è possibile? L’uomo, ha appreso Tio/20Minuti, è giunto in terra rossocrociata nel 2008, a 60 anni, lavorando per un anno in Vallese e ottenendo il permesso di dimora B. L’anno successivo si è trasferito in Ticino e, dopo due anni da disoccupato, ha optato per un pensionamento anticipato. La rendita che percepiva non era però sufficiente a coprire il suo fabbisogno vitale, e l’allora 63enne ha richiesto e ottenuto un aiuto dallo Stato, concesso sotto forma di prestazioni complementari all'AVS. Ed è proprio qui che nasce il problema. Un problema che nel 2020 ha portato le autorità migratorie ticinesi a negargli il rilascio di un permesso C e a revocare il rinnovo del suo permesso B, di fatto decidendo per l’espulsione.

«Le finanze devono bastare» - «Quando una persona va in pensione perde la qualifica di lavoratore. E i diritti sulla libera circolazione delle persone, che prevedono il rilascio del permesso B, in linea di massima si rivolgono ai lavoratori», ci spiega Mario Amato, direttore di SOS Ticino e responsabile del suo servizio giuridico, che assiste i migranti confrontati con problematiche legate all’ottenimento e al rinnovo di permessi di soggiorno. «Gli stranieri con permesso B che intendono restare in Svizzera durante la loro pensione hanno comunque il diritto di rimanere», precisa, «ma per esercitare questo diritto la persona deve dimostrare di avere risorse finanziarie sufficienti al proprio sostentamento senza dover dipendere dall’assistenza sociale». Per questo motivo, «in alcuni casi l'accesso alle prestazioni complementari può rappresentare un problema». E a pesare, in questo contesto, è stato il fatto che l'uomo non è andato in pensione a 65 anni, ma ha scelto un prepensionamento a 63.

Ricorsi su ricorsi - Dopo il mancato rinnovo del permesso B, l'anziano non si è comunque arreso, e ha presentato ricorso. La decisione delle autorità migratorie è stata però confermata prima dal Consiglio di Stato e poi dal Tribunale amministrativo cantonale. E anche il Tribunale federale non ne ha voluto sapere, dando luce verde alla sentenza cantonale a novembre 2023.

Anni di illusioni, poi la sofferenza - Va detto, però, che per l’anziano la decisione di espulsione è arrivata come un fulmine a ciel sereno. Nel 2013, infatti, la sua situazione era la medesima, eppure il Cantone gli aveva concesso il rinnovo del permesso B. «Probabilmente è stata una svista da parte dell’Ufficio della migrazione», afferma Amato. «Certo, se questa svista non ci fosse stata il signore non sarebbe rimasto qui tutti questi anni illudendosi di poter rimanere. Non saremmo arrivati a un'espulsione dopo 16 anni in Svizzera e la sofferenza sarebbe senz’altro stata minore». 

A rischio «anche chi è nato qui» - Esistono però casi ancora più eclatanti. «Fino al 2019 le persone con permesso C residenti in Svizzera da almeno 15 anni non potevano vedersi revocare il permesso per il solo fatto di percepire un aiuto sociale. Ma con la revisione della legge sugli stranieri questa protezione non esiste più», sottolinea Amato. Per questo motivo «anche una persona che è nata e cresciuta qui o è in Svizzera da 30, 40 o 50 anni può vedersi revocare il permesso C se percepisce l’assistenza da un periodo ritenuto “durevole e considerevole”». Sempre nel 2019 è stata poi resa applicabile una seconda misura, la commutazione del permesso di domicilio. «In caso di dipendenza dall’aiuto sociale, le autorità migratorie possono revocare il permesso C e rilasciare un permesso B "in prova" della durata di un anno. Se durante questo periodo determinate condizioni non vengono rispettate lo straniero rischia il mancato rinnovo del permesso e l’allontanamento dalla Svizzera».

Cambio di rotta - La legge attualmente in vigore, insomma, parla chiaro. E c’è chi, per paura di perdere il permesso di soggiorno, non chiede aiuti sociali nonostante si trovi in grosse difficoltà finanziarie. Le regole del gioco, però, potrebbero presto cambiare. Dopo l’approvazione dell’iniziativa parlamentare "La povertà non è un reato" da parte del Consiglio nazionale e del Consiglio di Stato la legge sugli stranieri dovrebbe infatti ammorbidirsi, favorendo sia chi detiene un permesso C che un permesso B. L’iniziativa, in particolare, prevede che «dopo 10 anni trascorsi in Svizzera non dovrebbe più essere possibile pronunciare l'allontanamento dal Paese solamente a causa del ricorso agli aiuti sociali, a meno che la persona interessata non abbia intenzionalmente causato la situazione che ha portato all'indigenza o non abbia fatto nulla per cambiarla».

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