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CUGNASCO GERRA«Dopo dieci anni non abbiamo mai dimenticato Alan»

25.05.22 - 12:17
Giubileo per la Birra Bozz. Il titolare Richy Bozzini porta avanti il sogno del fratello, morto di cancro alle ossa.
Richy Bozzini
«Dopo dieci anni non abbiamo mai dimenticato Alan»
Giubileo per la Birra Bozz. Il titolare Richy Bozzini porta avanti il sogno del fratello, morto di cancro alle ossa.
L'eredità di un giovane sognatore che, già malato, produceva le sue bevande sul terrazzo di casa. Un'avventura iniziata il 28 maggio del 2012.

CUGNASCO GERRA - La Svizzera italiana è una terra di birre. Nostrane, gustose, strepitose. E abbinate a queste birre spesso ci sono storie di vita commoventi. Come nel caso della Birra Bozz che celebra i dieci anni di esistenza. Richy Bozzini, 31enne di Cugnasco-Gerra, ha in sostanza portato avanti il sogno di suo fratello Alan, deceduto all'età di 25 anni per un cancro alle ossa. «In tutto questo tempo, non l'abbiamo mai dimenticato. Né io, né i miei famigliari. È sempre presente nei nostri pensieri». 

«Sarà sempre il papà di questa birra» – La prima birra ("cotta") è stata prodotta il 28 maggio del 2012. A Gordola. Sulla terrazza di casa Bozzini, dove Alan, all'epoca già malato, era solito dedicarsi alla sua passione. «Alan si è poi spento nel mese di aprile del 2013. Da allora ho deciso di prendere in mano tutto quanto. Col sostegno morale, e non solo, della mia famiglia. Nel piano originale doveva esserci anche Alan. Purtroppo non ce l'ha fatta a superare la malattia. Lui però sarà sempre il papà di questa birra». 

«Tra le 20 e le 30 ricette all'anno» – Birra artigianale che nel frattempo si è declinata in un sacco di varianti. «In un anno riusciamo a produrre tra le 20 e le 30 ricette diverse. Lo facciamo a Cugnasco-Gerra, dove nel frattempo abbiamo realizzato il nostro birrificio. Lavoriamo molto con bar, ristoranti e negozi di prodotti locali. Oppure anche con feste campestri, sagre e mercati. A proposito di feste, abbiamo in testa di fare qualcosa per celebrare il giubileo dei dieci anni. In fondo è l'anno giusto, dopo il buio della pandemia». 

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