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17.08.2021 - 06:000

«Durante la pandemia in molti hanno scelto un altro lavoro»

Scarseggia la manodopera attiva negli esercizi pubblici. Tutta colpa del Covid

E i gerenti ricorrono a "ragazzi di fatica" per rispondere all'aumento dei turisti. «Abbiamo reclutato giovani studenti, anche solo per due o tre settimane, per affrontare i picchi» spiega un ristoratore

ASCONA - Cercasi cuoco, gerente donna massimo 50 anni, aiuto cuoco-lavapiatti, barista donna massimo 35 anni, camerieri, camerieri, camerieri. Basta dare un'occhiata agli annunci sui principali portali di lavoro ticinesi, per accorgersi che la pandemia ha lasciato un’eredità scomoda per i ristoratori. La manodopera scarseggia. 

Il problema non è solo ticinese, ma è stato segnalato nelle località turistiche di diversi paesi (Italia, Stati Uniti) e pare abbia a che fare con il mestiere in sé. «Durante i vari lockdown molte persone hanno cambiato lavoro, e non vogliono tornare a sobbarcarsi le rinunce che il nostro settore richiede» spiega il presidente di Gastroticino Massimo Suter. «Riportarli nei ristoranti non è semplice». 

In Ticino a complicare le cose c'è - per fortuna - il boom di turisti legato alle restrizioni di viaggio. Nel Locarnese, in particolare, già l'estate scorsa «l'arrivo inaspettato di tanti clienti ha colto un po' tutti impreparati» ricorda Bruno Iacomini dell'Antico ristorante Borromeo di Ascona. «Abbiamo dovuto potenziare l'organico, non senza difficoltà». 

In mancanza di personale specializzato, si ricorre a "ragazzi di fatica". «Abbiamo reclutato giovani studenti, anche solo per due o tre settimane, per affrontare i picchi» continua Iacomini. Un altro punto dolente è quello dei salari: «poco più alti» rispetto alla vicina Italia, dove i lavoratori della ristorazione sono ugualmente ricercati, sottolinea Suter. «Il frontalierato per poche centinaia di franchi in più non è attrattivo come in altri settori, considerando anche gli orari impegnativi». 

Sabati e domeniche, turni serali e notturni. Le condizioni di lavoro nel settore sono scoraggianti per molti, ma «ci sono dei margini di miglioramento per le aziende» continua Suter. «Ad esempio anticipare le chiusure. Una mossa che però suscita spesso critiche dalla clientela». Un'altra è la specializzazione. «Investire sulla formazione è un'ottima risposta, ancor più in questo momento, sia per le aziende che per i dipendenti: porta a un miglioramento del servizio e anche a importanti scatti salariali».  

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