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BELLINZONA
06.07.2021 - 06:000
Aggiornamento : 09:58

Ecco perché le casse malati non sono così cattive

Casse malati sempre nella bufera, anche in tempo di Covid. Parla Ivo Giudicetti, portavoce di santésuisse.

I premi aumenteranno? Quali saranno gli effetti della pandemia sul lungo termine? Perché è stato chiesto di abolire le liste nere? E cosa comporterà il sostegno alla psicoterapia?

BELLINZONA - Casse malati sempre nell’occhio del ciclone, anche in tempo di Covid. E all’orizzonte si ipotizza pure un aumento dei premi. Tio/20Minuti ha parlato di questo e di tanto altro con Ivo Giudicetti, portavoce di santésuisse, associazione mantello degli assicuratori malattia.

Ritardi del Cantone nel versamento dei sussidi per i premi. E una certa incomprensione delle casse malati per le difficoltà economiche degli assicurati nell’era Covid. Perché tanta inflessibilità?
«Direi il contrario. Gli assicuratori malattia fungono da stabilizzatori in tempi di crisi. Grazie alle riserve, abbiamo annunciato già nel marzo 2020 che i costi straordinari della pandemia non avrebbero portato a uno choc dei premi per il Paese. È rassicurante vedere che il sistema sanitario ha resistito bene alla crisi».

I precetti per chi non pagava però non sono mancati.
«Con lo scoppio della pandemia, gli assicuratori malattia hanno sospeso solleciti e precetti esecutivi per non pesare su chi era già in difficoltà finanziaria».

Non rinuncerete a lungo alla copertura di quei premi...
«Il legislatore si aspetta che non rinunciamo a lungo ai premi. In caso contrario, l’ammanco dovrebbe essere pagato dagli assicurati diligenti».

Comparis sostiene che nel 2022 i premi aumenteranno in media dell'1%. Siamo sicuri che non sarà l’inizio del pagamento del conto Covid?
«È presto per fare una previsione seria sui premi 2022. Ma è certo che le riserve contribuiranno ancora a scongiurare un’esplosione dei premi. Tuttavia non va abbassata la guardia, perché i costi prevedibili dovranno pur sempre essere imputati agli assicurati. Ecco perché è importante che assicuratori, così come medici, ospedali o farmacisti lavorino in modo efficiente. Altrimenti, non potremo più permetterci il sistema attuale che offre a tutti, in Svizzera, un rapido accesso a un’ampia gamma di cure di qualità».

Il Covid ha "bruciato" mediamente 5 anni di vita alla nostra popolazione anziana. Siccome sono gli anziani a generare più costi sanitari c'è da attendersi un periodo di 5-6 anni in cui i premi saranno relativamente bassi?
«Con il dramma umano, la crisi porta con sé anche costi sanitari supplementari per almeno 500 milioni di franchi ed è improbabile che la pandemia, di cui non vediamo ancora la fine, frenerà l’evoluzione dei costi e dei premi. Sappiamo che la demografia non è il fattore determinante nell’aumento dei costi sanitari o della loro diminuzione. I nostri anziani non vanno quindi tirati troppo in ballo. Certo, nei prossimi anni assisteremo all’invecchiamento della generazione dei baby-boomer e gli anziani saranno più numerosi. Naturalmente anche ciò avrà un influsso sui costi sanitari».

Recentemente avete chiesto di togliere le liste nere degli assicurati “che non pagano” nei Cantoni in cui queste liste sono ancora presenti, tra cui il Ticino. Perché?
«L'esperienza ha dimostrato che le liste nere sono inefficaci. Il loro obiettivo d'incoraggiare le persone a liberarsi dall’indebitamento è fallito: sono in troppi a ristagnare nelle liste. Ed è una misura asociale, perché può minacciare gravemente la salute delle persone. Chi è in lista ha diritto solo a cure in situazioni d’urgenza, che sono difficili da valutare. Le liste nere devono essere abolite per garantire un accesso equo alle cure, indipendentemente dal Cantone di residenza».

Santésuisse ha anche chiesto di liberare i neo maggiorenni dai debiti accumulati coi premi. Come mai questa mossa?
«Non vogliamo che i giovani adulti debbano pagare i debiti accumulati dai loro genitori. Un giovane che si affaccia al mondo del lavoro si trova spesso di fronte a grandi sfide. È asociale caricarlo in più di un debito sui premi. In futuro, i genitori dovrebbero farsi carico dei premi non pagati per i loro figli minorenni».

A Berna si discute di aumentare le deduzioni riconosciute, legate all'imposta federale diretta, per i premi di cassa malati obbligatoria. Cosa ne pensate?
«L’idea di alleviare il peso finanziario sugli assicurati è molto comprensibile, tenuto conto dell'aumento dei costi sanitari. Tuttavia, si tratta di una misura fiscale che non tocca le cause dell'aumento dei premi. È invece importante frenare la crescita dei costi. Solo così garantiremo l’integrità dell'assicurazione malattia obbligatoria tra 5 o 10 anni. Questa misura fiscale rischia di non portare nulla alle fasce più fragili della popolazione. Già oggi, chi ha poco o nulla da dichiarare paga poco o nulla all’imposta federale diretta». 

Le prestazioni di psicoterapia saranno fatturate direttamente all’assicurazione malattia obbligatoria dal luglio 2022. Qual è il vostro parere?
«Non è più al passo coi tempi che gli psicologi continuino a lavorare sotto tutela degli psichiatri. Gli assicuratori malattia sono quindi favorevoli al cambio di modello, anche se ciò provocherà costi aggiuntivi stimati a 100 milioni di franchi all'anno. Visto che l’1% del premio ammonta a circa 330 milioni di franchi, è improbabile che questa riforma porti da sola a un aumento dei premi. Tuttavia, la somma di numerose misure volte ad allargare la fatturazione a carico della LAMal potrebbe ripercuotersi sui premi».

Le casse malati vengono spesso viste come "cattive". Cosa altro può citare per smentire questo luogo comune?
«Siamo per legge assicuratori malattia no profit. Abbiamo una funzione sociale, perciò siamo sorvegliati dallo Stato. Alcuni attori possono perseguire obiettivi diversi dai nostri. Sparare sulle casse malati porta visibilità mediatica, un facile argomento elettorale e distoglie l'attenzione dai veri problemi che sono i costi crescenti. Sul contenimento dei costi siamo attivi ogni giorno, per esempio esigendo un abbassamento dei prezzi dei famaci e delle analisi o l’introduzione di un tariffario medico forfettario nel settore ambulatoriale».

 



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