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TENERO
24.06.2021 - 23:320
Aggiornamento : 25.06.2021 - 09:47

Al Centro Tertianum Al Vigneto si respira un'aria tesa

Dipendenti scontenti per quanto starebbe accadendo nelle ultime settimane. Nel mirino la nuova direttrice. 

Il responsabile Stefan Brunner però replica: «C'erano problemi già prima. Dinamiche che andavano avanti da tempo. Certe decisioni, seppur dolorose, le ho prese io»

TENERO - Mobbing, pressioni, esclusioni. E anche qualche partenza. Sono settimane calde al Centro abitativo e di cura Tertianum Al Vigneto di Tenero-Contra. Si segnalano malumori crescenti tra il personale e anche tra alcuni ospiti. 

La new entry – A fare discutere sarebbe la presenza, da circa due mesi, di una nuova direttrice. Una donna già balzata agli "onori" delle cronache qualche anno fa a causa delle sue maniere brusche e del suo modo di gestire il personale. Tanto da venire licenziata dalla nota casa per anziani in cui lavorava in precedenza. 

Subbuglio – La struttura Al Vigneto di Tenero è di alto livello, come tutte le strutture Tertianum. Conta circa 60 appartamenti assistiti e circa 40 letti di cura. A lavorarci, una trentina di collaboratori. Dipendenti che si troverebbero in subbuglio. E che non starebbero prendendo bene le nuove decisioni che stanno giungendo dall'alto. 

Difesa a spada tratta – Stefan Brunner, responsabile di Tertianum per il Ticino e per il Vallese, non ci sta a fare passare la nuova arrivata per il capro espiatorio. Anzi. La difende a spada tratta. «In questi primi due mesi sta facendo un ottimo lavoro. È seguita da un altro direttore che piano piano la sta introducendo nel nuovo ambiente».

«Vittima di pregiudizi» – E allora perché tutte quelle lamentele? «Trovo triste che si prendano come scusanti alcuni episodi legati al passato di una persona. Io occupo il mio posto da 15 anni, la nuova direttrice da due mesi. Una persona in due mesi non può fare chissà cosa. È indubbiamente vittima di pregiudizi».

Trasparenza – Brunner è un libro aperto. E non intende omettere nulla. Al contrario si esprime con sorprendente trasparenza. «La realtà è che la nostra struttura aveva problemi già da tempo. Nelle ultime settimane sono state prese decisioni difficili, dolorose. Ma sono state prese da me. Qualcuno è stato licenziato, altri hanno deciso di partire. Io non mi nascondo: c'erano cose che non funzionavano. Dinamiche interne che andavano avanti da diverso tempo. Stiamo cercando di sistemarle». 

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