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CANTONE«La nostra campagna vaccinale è un fallimento totale»

05.03.21 - 07:00
È il pensiero di Dany Stauffacher, numero uno di Sapori Ticino, sulla gestione della pandemia in Svizzera. Il suo sfogo.
Ti-Press (archivio)
«La nostra campagna vaccinale è un fallimento totale»
È il pensiero di Dany Stauffacher, numero uno di Sapori Ticino, sulla gestione della pandemia in Svizzera. Il suo sfogo.
«Arriva Pasqua. Riaprirei tutto. Quasi il 20% degli svizzeri ha problemi di depressione, anche in seguito alla pandemia. Prepariamoci a una bomba sociale».

LUGANO - «A Natale c'è stata un'occasione d'oro. Ed è stata sprecata». Dany Stauffacher, numero uno di Sapori Ticino, fa il suo bilancio personale sulla gestione della pandemia in Svizzera. E non mancano le note polemiche. Soprattutto considerando che in vista c'è una Pasqua in cui si vorrebbe aprire tutto. «Io, personalmente, riaprirei i bar e i ristoranti. Ci ritroviamo in una brutta situazione. La verità è che la nostra campagna vaccinale è un fallimento totale. E nessuno ha il coraggio di dirlo. La Confederazione dica chiaramente cosa vuole fare a livello vaccinale».
 
«Si poteva chiedere aiuto a imprenditori privati» – Stauffacher, da anni attivo nel ramo dell'enogastronomia, fa due conti. «È inutile che si continuino a chiedere chiusure. Si vada in piazza a dire che la Confederazione ha sbagliato strategia. È stata lenta. Questa pandemia ci costerà 60 o 70 miliardi di franchi. Per carità, la Svizzera i soldi li ha. Il problema è che la politica non è stata mai reattiva. Solo il 3% della popolazione è stato vaccinato anche col "richiamo" finora. Un disastro. Guardate invece cosa ha fatto Israele. Si poteva chiedere aiuto a imprenditori privati, sicuramente più abituati a gestire strategie di acquisto, che potessero aiutarci ad avere i vaccini in tempi rapidi. La politica non è abituata a essere veloce nel decidere. Soprattutto, accodandosi all'Unione Europea, ha fatto un errore determinante e gravissimo. Se la gestione della campagna vaccinale fosse stata in mano a un privato, capace di gestire le scadenze, sicuramente saremmo in condizioni migliori». 
 
«Gestire la Svizzera è più facile» – L'imprenditore luganese fa il confronto con altre nazioni. «È diverso gestire la Svizzera, che ha 8 milioni di abitanti, piuttosto che gestire l'Italia o la Francia, che sono decisamente più grandi e popolose. Il nostro è anche un popolo che rispetta le regole. Si è impiegato mesi per rendere obbligatoria la mascherina. Ma scherziamo? Serviva più polso sin dall'inizio, più regole chiare».
 
«La rabbia intanto cresce» – Si torna poi a parlare delle scorse vacanze di Natale. «Commercialmente quello è un periodo morto. Si doveva chiudere tutto lì per quattro o cinque settimane. E valutare. Se devi capire da dove viene un problema, devi chiudere tutto, ma tutto davvero. Non a macchia di leopardo. E una chiusura del genere puoi magari provare a metterla in atto quando c'è un momento in cui già tante persone sono a casa. Invece no, abbiamo atteso la metà di gennaio, con le modalità e le conseguenze che tutti conosciamo. La rabbia sociale intanto cresce». 
 
«Chi decide della nostra vita ha il salario assicurato a fine mese» – Riaprire gradualmente e tenere sotto controllo gli assembramenti. Questa sarebbe la "ricetta" di Stauffacher. «Fino a quando una certa fetta di popolazione non sarà vaccinata. I lockdown ci possono stare per un breve periodo se accompagnati da una strategia vaccinale. Fatti così a caso non servono a niente. Al momento le autorità non danno la sensazione di avere in mano il problema. Non trasmettono sicurezza alla popolazione. Chi decide sono tutte persone che alla fine del mese hanno il salario assicurato. Forse sta lì il problema. Non ci si dà una mossa. La Svizzera ha ricevuto un milione e 164.000 dosi e ne ha consegnate ai Cantoni 971.000. Le persone completamente vaccinate sono circa 260.000. Siamo la nazione più ricca al mondo, con fior di case farmaceutiche sul posto, e non siamo capaci di fare meglio? Quasi il 20% degli svizzeri ha problemi di depressione, anche in seguito alla pandemia. Prepariamoci a una bomba sociale».
 
«I grandi eventi in estate? Non li avrei promossi così» – Non è solo un problema svizzero però. E questo va ricordato. Anzi. All'estero c'è chi sta colando a picco. «Ma non si può continuare a guardare gli altri che hanno fatto male per continuare a sentirsi a posto. Con la forza economica che abbiamo, dovremmo esigere davvero la vaccinazione a tappeto. Qualcuno ha anticipato che quest'estate torneranno i grandi eventi. Come si può pensare di avere 4.000 persone in Piazza Grande tra cinque mesi, vista la situazione attuale? Io prego il Cielo che questa cosa accada veramente. Per il Ticino il Festival del Film è fondamentale. Non capisco però la mossa di parlarne adesso, coi ristoranti chiusi e con la vita sociale bloccata. Alla gente arriva un messaggio ancora più confuso».

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