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09.12.2020 - 07:000

La "gringuita" ticinese getta ponti nei cuori dell'Ecuador

La pandemia blocca diversi fondi che normalmente vengono raccolti grazie alla generosità dei ticinesi.

Ellade Grandi Camponovo racconta la propria esperienza nel paese sudamericano dove offre sostegno alle comunità locali con l'associazione Multimicros

IBARRA - L’associazione Multimicros, attiva da vent’anni a sostegno delle comunità dell’Ecuador, è confrontata ogni giorno con le restrizioni dovute al coronavirus, tanto che la sua segretaria e ambasciatrice, Ellade Grandi Camponovo, ha dovuto abbandonare d’urgenza il paese sudamericano, dove normalmente trascorre sei mesi all’anno per seguire i progetti di sviluppo.

È stata una sorta di fuga, vero?
«Sono partita con il cuore in gola, con la popolazione sconvolta dal virus. Sarei rimasta volentieri ad aiutarla, ma il rischio di contagio era elevatissimo. Il mio viaggio di ritorno è stato un’odissea, alla fine ho trovato la coincidenza giusta su Parigi e mio marito ha potuto riportarmi a casa da Zurigo dopo tre giorni di pazienza».

Dove siete attivi in Ecuador?
«Abbiamo seguito per diversi anni le popolazioni sulle Ande, ora ci stiamo dedicando alle comunità “awà” che vivono in piccole collettività in una regione simile a quella della foresta amazzonica. Ho insegnato per 40 anni ad Agno e Bedigliora, e dal 2007 divido il mio quotidiano tra la Svizzera e l’Ecuador, grazie al sostegno di mio marito Claudio».

La personalità di Ellade è forte, tanto che tutti la chiamano affettuosamente “gringuita”, e la sua presenza è attiva.
«Il tempo non basta mai, anche perché gli spostamenti su sentieri impervi e viscidi durano fino a otto ore da una comunità all’altra. Sono proprio le vie di comunicazione che costituiscono una priorità e per questo noi finanziamo la costruzione di ponti sospesi che misurano dai 10 ai 60 metri, il cui costo può arrivare fino a 40.000 franchi».

Quali sono gli altri progetti Multimicros?
«Aule, cucine, mense, coltivazione di riso e mais, piccoli acquedotti, servizi igienici e implementazione di progetti atti a garantire la sicurezza e la sovranità alimentari. Senza dimenticare i corsi di educazione, in una regione in cui l’analfabetismo è all’80% (contro il 9% generale dell’Ecuador). I nostri studenti, tutti adulti e con moglie e figli, si impegnano a fondo per conseguire degli attestati che aprono prospettive di lavoro interessanti e ben remunerate».

Il suo impegno come viene ricambiato?
«È un vero e proprio lavoro di squadra. Per loro sono il punto di riferimento, l’associazione si avvale di un collaboratore locale che valuta ogni richiesta ed è in contatto tutto l’anno con noi. Il principio è quello della cooperazione: Multimicros finanzia un’opera con tutti i materiali e la comunità mette a disposizione la manodopera non qualificata a titolo gratuito, per la quale noi garantiamo l’alimentazione. Ognuno si sente parte integrante del progetto ed è motivato a portarlo a termine con successo».

Cosa le manca di Ibarra?
«La gente. E la mia casa accogliente, nonostante un affitto di 180 franchi al mese che da noi è inimmaginabile. Resto in costante contatto via skype e spero di ripartire al più presto».

La carica dei cento presepi frenata dal Covid
L’emergenza Covid è stata affrontata da Multimicros con la consegna di kit alimentari che hanno aiutato ben 1.328 famiglie per un totale di quasi 7.000 persone. Il lockdown è stato subito devastante: gente disorientata, coprifuoco, scuole chiuse, trasporti bloccati, negozi svuotati, provvedimenti drastici, morti abbandonati per strada. «Per le cure si è fatto ricorso alle erbe e addirittura a delle iniezioni antibatteriche che normalmente si fanno ai cavalli» fa notare Ellade Grandi Camponovo. «In seguito è stata riattivata la scuola con la didattica a distanza, ma soltanto pochi avevano i mezzi per seguire le lezioni online».
Il contributo di Multimicros per questi aiuti urgenti è stato di 25.000 franchi. Una parte di questa cifra poteva arrivare dal tradizionale mercatino di Cureglia, che ogni anno proponeva oltre cento presepi dell’Ecuador. «Siamo molto dispiaciuti in quanto le figure natalizie erano molto richieste» precisa la segretaria dell’associazione ticinese «anche se lo scopo dell’incontro con la popolazione era anche quello di presentare la nostra attività».

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