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Marzo 2020, nella foto Marija Marjanovic, fisioterapista, mentre assiste un paziente intubato da più giorni con della ginnastica quotidiana presso le Cure Intense del Pronto Soccorso.
CANTONE
17.06.2020 - 06:000
Aggiornamento : 12:34

Applausi a medici e infermieri, ma non dimentichiamo i fisioterapisti

Dalle cure intense alle cliniche di riabilitazione fino a casa il suo supporto è basilare, sulla mente e sul corpo

physioTicino: «Spesso non viene riconosciuto come una figura sanitaria fondamentale per salvare e aiutare il paziente affetto da Covid-19».

MORBIO INFERIORE - La pandemia di coronavirus ci ha ricordato quanto il personale socio-sanitario sia importante. Si sono moltiplicate le attestazioni di stima e gratitudine nei confronti di medici e infermieri. Ma c’è un’altra figura che ha avuto un ruolo fondamentale in tutto il periodo di crisi e che, anche ora che i casi sono pochi, è al centro del percorso di recupero di chi ha contratto la malattia. Stiamo parlando del fisioterapista.

Non solo massaggi e ossa rotte - Spesso si tende a pensare al fisioterapista come a colui che “aggiusta il corpo di chi si è ammalato”. Massaggi, riabilitazione in caso di incidenti, rossa rotte o legamenti stirati. Ma si tratta di «una vecchia concezione che non tiene conto dell’elevata preparazione, competenza e professionalità che possiedono». Su questo punto il comitato direttivo di physioTicino ha un’idea chiara. «Il fisioterapista, soprattutto in ambito respiratorio acuto, non viene riconosciuto dalla popolazione generale come una figura sanitaria fondamentale per salvare e aiutare il paziente affetto da Covid-19 - spiega il suo vicepresidente, Alessandro Bonafine -. Non si tratta di sottovalutazione, ma manca una corretta conoscenza».

Anche in cure intense - In realtà, durante la pandemia di Covid-19 i fisioterapisti «hanno contribuito a sgravare il sistema sanitario». Nella fase acuta, hanno cooperato con il personale delle cure intense per gestire la ventilazione meccanica del paziente e aspirare dai polmoni eventuali secrezioni. «Molti fisioterapisti che normalmente lavorano al di fuori dell’EOC - aggiunge physioTicino - si sono messi a disposizione per aiutare le strutture pubbliche che si sono trovate in difficoltà per mancanza di personale». I pazienti che hanno sviluppato una polmonite, necessitano in seguito di una riabilitazione che tenga conto dei «parametri vitali, al fine di non sollecitare troppo l’apparato cardio-circolatorio e respiratorio». I fisioterapisti si occupano pertanto della «terapia muscolo-scheletrica» accompagnata dalla «riabilitazione polmonare». Infine, una volta tornato a casa, chi è stato affetto da coronavirus ha bisogno di continuità delle cure: «Il paziente è protagonista centrale di un percorso terapeutico a carattere biologico, psicologico e sociale che lo aiuta a trovare le giuste risorse per gestire al meglio questa situazione particolare».

Non solo corpo, ma anche testa - Chi è stato colpito dal Covid-19 può avere conseguenze a lungo termine. «L’impatto emotivo è notevole e, dai volti provati, traspare un grande senso di stanchezza». Spesso sono presenti «dolori diffusi in tutto il corpo, con conseguenze negative sulla qualità di vita». Sono necessari «in media 2-3 mesi di trattamento in studio, accompagnati da un percorso in autonomia a casa» per migliorare le sue condizioni. Un percorso impegnativo, dove «il supporto del fisioterapista è basilare sia dal lato psico-emotivo sia fisico».

Più consapevolezza - Dopo questa pandemia «si avrà sicuramente maggiore consapevolezza dell’importanza di tutti i professionisti sanitari e di quanto siano fondamentali le diverse competenze - conclude Bonafine -. Come fisioterapisti continueremo a essere attivamente al fianco dei pazienti più fragili».

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