Gli studenti per Mark e il volo potrebbe non essere decollato
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La manifestazione degli studenti.
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LUGANO
24.10.2019 - 12:290
Aggiornamento : 14:33

Gli studenti per Mark e il volo potrebbe non essere decollato

Il ricorso inoltrato da un'associazione per i diritti dell'infanzia potrebbe avere bloccato l'aereo in partenza verso l'Ucraina. Slogan e cartelloni dai ragazzi del CSIA

LUGANO - Sono arrivati in massa, muniti di cartelloni e di voce gli studenti del Centro scolastico per le industrie artiche (CSIA) che si sono dati appuntamento alla stazione FFS di Lugano per  manifestare contro i rimpatri forzati. In particolare, contro quello del loro compagno di classe Mark, partito questa mattina presto verso Zurigo per salire sull'aereo in direzione Ucraina. Ma potrebbe esserci un risvolto positivo della storia. Stando a la Regione, infatti, il ricorso inoltrato da un'associazione per i diritti dell'infanzia potrebbe avere bloccato il volo.

I ragazzi, ispirati da quanto accaduto a Mark, hanno deciso di urlare un forte "no" contro i rimpatri forzati. «Tutta la scuola si riunisce per combattere questa causa» si legge in una nota trasmessa ai media. 

Molti gli slogan portati all'attenzione della popolazione e delle autorità. “Ci date il benvenuto e poi ci rimandate a casa”, “SEM sonno della ragione”, “la dignità di una persona va rispettata”. E ancora “non condannate gli innocenti”, “non solo per Mark ma per tutti”, “l’educazione è un diritto di tutti”, “let’s stop this bullshit (fermiamo questa stronzata)”, “umani non pedine”. Tra tutti campeggia lo striscione più grande, con una domanda provocatoria: “Condannate a morte le minoranze religiose? Mark in Ucraina è perseguitato”.

Gli studenti del CSIA si sono riuniti ieri davanti al carcere La Stampa contro il rimpatrio del 19enne Mark. Una mobilitazione che è proseguita durante la notte. Alle 5 di questa mattina Mark e i suoi genitori - in Svizzera dal 2015 con una richiesta d'asilo - sono stati trasferiti a Zurigo per essere rimpatriati secondo decisione della Segreteria di Stato della migrazione e dell'Ufficio migrazione del Ticino. Anche il Sindacato indipendente degli studenti e apprendisti (SISA) si era espresso sulla questione, «preoccupato dalla grave situazione in cui versa il suo paese di origine»: «Sono infatti ormai ben note le violenze e persecuzioni vissute dalla minoranza russofona in Ucraina, alle quali si uniscono le violenze inaudite e profondamente antidemocratiche nei confronti delle opposizioni politiche del paese e dei sindacati».

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